Brescia e Hinterland

Perché si conta il doppio degli infortuni sul lavoro in un mese?

Gli esperti di Cgil e Cisl di Brescia spiegano il clamoroso boom: «I ritmi sono frenetici: da 30 anni a questa parte la casistica non è cambiata»
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Un lavoratore con la fiamma ossidrica
Un lavoratore con la fiamma ossidrica

Ok il lockdown, le chiusure, il sistema dei colori. Ma il doppio degli infortuni in un solo mese è pur sempre il doppio. E non si può spiegare solo con le restrizioni dovute alla pandemia. Ne sono convinti due esperti in materia. Il segretario della Cisl con delega agli infortuni sul lavoro Paolo Reboni e Antonella Albanese della segreteria Cgil che si occupa dello stesso tema. Per entrambi a pesare è la necessità di recuperare il terreno perduto a causa dell’emergenza sanitaria.

Ma non solo. «Incide - ci ha detto il primo - anche l’incapacità della domanda di manodopera di incontrare l’offerta. Aumentano le commesse, ma spesso le aziende non trovano gli operatori qualificati per farvi fronte. Così si affidano a manodopera subappaltata, interinale, non particolarmente qualificata e preparata, decisamente più esposta al rischio di infortunarsi. Cosa che capita sempre più di frequente».

Infortuni sul lavoro, i dati rielaborati da Saef - © www.giornaledibrescia.it
Infortuni sul lavoro, i dati rielaborati da Saef - © www.giornaledibrescia.it

Significativo, secondo Albanese, che a fronte di un incremento complessivo degli infortuni, non sia corrisposta una crescita proporzionata di quelli in itinere. «Sono avvenuti nella stragrande maggioranza in ambito strettamente lavorativo e questo perché i ritmi - ci ha detto - si sono fatti decisamente più frenetici. Quello che più colpisce è che da 30 anni a questa parte la casistica non è cambiata. Gli infortuni si verificano sempre nello stesso modo, nonostante l’opera di formazione, di prevenzione e nonostante le leggi. È un problema di cultura. Dei datori di lavoro e dei lavoratori».

È un tema sul quale occorre confrontarsi per Paolo Reboni. «Serve dialogo tra le parti - dice il segretario Cisl - occorre investire in questo. Chi ritiene sia tempo buttato si sbaglia. Servono più medici del lavoro, servono più controlli. Occorre lavorare sulla cultura della sicurezza, renderla accessibile anche a chi viene da lontano, parla altre lingue e ha altre abitudini. Quello in sicurezza è un investimento che ripaga; tre morti sul lavoro al giorno non si possono tollerare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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