Brescia e Hinterland

Pedopornografia, diffondeva in rete video della figlia di 13 mesi

Indagine dal Canada su operaio 37enne della Bassa arrestato dalla Polizia Postale. Trovati centinaia di filmati
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

La mano di un uomo al computer - Foto © www.giornaledibrescia.it
La mano di un uomo al computer - Foto © www.giornaledibrescia.it

In carcere con la più terribile delle accuse: aver autoprodotto video pornografici sfruttando l’innocenza di sua figlia, di 13 mesi appena, e averli condivisi in rete.

Per volere del pm Lorena Ghibaudo, ci è finito nelle scorse ore un 37enne operaio della Bassa. L’uomo è stato arrestato dagli agenti della Polizia Postale di Brescia con l’accusa di detenzione, diffusione e produzione di materiale pedopornografico, ma anche di violenza sessuale a danno di minori. Nei supporti informatici dell’uomo, soprattutto nel suo cellulare, gli agenti della Postale avrebbero trovato centinaia di video e foto a contenuto sessualmente esplicito e tra questi sarebbero numerosi quelli girati in casa con la piccola. Al 37enne la Polizia Postale è arrivata nel corso di un’indagine partita da lontano. Addirittura dal Canada.

L’autorità giudiziaria dell’Ontario è venuta a conoscenza di un massiccio giro di immagini pedopornografiche in rete ed ha allertato le forze di polizia degli Stati che hanno firmato la convenzione di Lanzarote del 2010 impegnandosi in una battaglia serrata contro i crimini a danno della infanzia, tra i quali c’è anche l’Italia. La polizia canadese ha messo a fattore comune i codici che permettono di individuare e tracciare ogni singolo file, di stabilire su quale device sia transitato e da quale indirizzo internet Ip sia stato scaricato o caricato.

Grazie a queste coordinate gli agenti guidati dal comandante Alberto Colosio sono arrivati a casa dell’uomo, della moglie e della piccola. Immediate sono scattate le manette. Secondo quanto ricostruito dalla procura il 37enne avrebbe utilizzato non solo siti internet coperti per far circolare i suoi filmati e per approvvigionarsi di video, ma alimentato anche chat e servizi di messaggistica conosciuti e frequentati dai cacciatori contenuto a sfondo pedopornografico.

La giovane moglie è stata travolta dalla notizia e dall’indagine, ed avrebbe escluso nella maniera più assoluta di essersi accorta anche solo di una minima anomalia. Il marito è stato prelevato e condotto a Canton Mombello. I suoi dispositivi elettronici sono stati immediatamente posti sotto sequestro. Dell’indagine e dei suoi sviluppi sarà interessato nelle prossime ore anche il tribunale per i minorenni. Nell’ambito della stessa inchiesta ci sono finite altre quattro persone, residenti in altre province della regione. Per loro però non è scattata una misura. A quanto si è appreso gli inquirenti non hanno trovato nei loro dispositivi immagini e video compromettenti. In attesa di conferme (o smentite) dalle consulenze tecniche che saranno commissionate per verificare eventuali reset dei dispositivi, restano indagati ma per ora in stato di libertà.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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