Brescia e Hinterland

Nuovo carcere di Verziano: «Il progetto del 2013 si può realizzare in 4 anni con 15 milioni»

L’architetto Ettore Barletta aveva realizzato l’ipotesi di ampliamento, ma presto tutto sfumò
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Il carcere di Verziano - © www.giornaledibrescia.it
Il carcere di Verziano - © www.giornaledibrescia.it

Il progetto c’era, i fondi pure, l’ottimismo sembrava straripare nel dibattito e c’era chi tirava un sospiro di sollievo. I 400 posti previsti per l’ampliamento del carcere di Verziano (circa la somma degli ospiti delle due strutture penitenziarie bresciane) sembravano poter rispondere definitivamente alla cronica emergenza nelle carceri all’ombra del Cidneo.

«Ma con la chiusura del Piano carceri l’edilizia penitenziaria venne ripassata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, così i tempi si sono allungati irrimediabilmente». E tutto affondò.

Innovazione

A parlare è l’architetto Ettore Barletta, dirigente in quiescenza del Ministero della Giustizia e progettista dei progetti preliminari di ampliamento del carcere di Verziano. È trascorso circa un decennio da quegli spiragli ma sembra passata una vita.

«Il progetto del 2013 valeva 15 milioni di euro, quando in Italia solitamente ci vuole molto di più, tra i 15 e i 25 milioni – spiega Barletta, dal 2012 al 2020 direttore dell’Ufficio tecnico centrale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria -. I tempi di realizzazione sarebbero stati di 4 anni al massimo. In Calabria abbiamo costruito una struttura analoga in quel tempo. Per accelerare i tempi valutammo l’utilizzo dei terreni nell’area demaniale, così non servivano espropri ai privati».

Una cella secondo il progetto del 2013
Una cella secondo il progetto del 2013

La fase progettuale venne gestita dalla stessa amministrazione penitenziaria con risorse interne. Poi tutto cambiò e presto sfumò anche la suggestione del nuovo istituto, concepito secondo le più moderne e innovative concezioni in materia: nell’istituto di Verziano pensato da Barletta c’erano 400 celle simili a piccoli appartamenti e a disposizione dei reclusi era prevista persino una fattoria didattica, proprio come quelle attivate nei manicomi giudiziari. «A corredo del progetto sarebbero state certamente incluse attività di studio e lavoro, in particolare queste ultime legate all’agricoltura e all’industria, che nel Bresciano sono particolarmente fiorenti», prosegue Barletta.

L’auspicio

Ma in prospettiva avrebbero potuto essere aperti anche laboratori di trasformazione dei prodotti agricoli e officine. «C’era e c’è ancora la possibilità di collegarsi col territorio, soprattutto in una zona come quella di Verziano che è prettamente agricola». Quel piano di lavoro, che seguiva in parallelo i parametri del carcere di Nola - struttura all’avanguardia con annessi campi sportivi e teatro - è stato ridiscusso nel 2015. Ma anche quella volta la fumata è stata nera.

Oggi l’architetto Barletta, chiamato a riflettere sul progetto partorito, confessa: «Certo, mi piacerebbe vederne la conclusione». E a fronte di tante strutture penitenziarie realizzate in carriera, ammette: «Per quella di Brescia resta il rimpianto, soprattutto per l’utenza che non ha potuto mai usufruirne». E l’auspicio è che «possa essere portato a termine. Secondo me il progetto è ancora valido».

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