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Brescia e Hinterland

IL CASO

Molotov in via Morelli, gli arrestati pronti «a ribaltare tutto»


Brescia e Hinterland
4 mag 2021, 10:55
Paolo Pluda e Nicola Zanardelli, i due bresciani arrestati per il lancio delle molotov al centro di via Morelli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Paolo Pluda e Nicola Zanardelli, i due bresciani arrestati per il lancio delle molotov al centro di via Morelli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Avrebbero voluto partecipare alle recenti manifestazioni di Roma contro la gestione della pandemia i due no vax bresciani arrestati con l'accusa di atto di terrorismo per aver lanciato due molotov contro il centro vaccini di via Morelli a Brescia la vigilia di Pasqua. «Stiamo a guardare che succede. O si va per ribaltare tutto o inutile muoverci».

 Dobbiamo ribaltare il governo, reset totale» dicono in un'intercettazione telefonica del 6 aprile Paolo Pluda e Nicola Zanardelli, i due 50enni no vax e negazionisti in carcere da sabato mattina e che oggi risponderanno all'interrogatorio del gip. Paolo Pluda il 16 aprile, tredici giorni dopo aver lanciato le molotov, torna davanti al centro vaccinale di Brescia e registra un messaggio audio senza immaginare di essere intercettato.

«Signore e signori è arrivato il circo. Freschetto stasera. Bisogna proprio accendere una stufa stasera. Ogni tanto ci ripasso. La pandemia, la pandemia è una fesseria. E se non guardi la tv il covid non esiste più», sono le parole pronunciate da Pluda.

Intanto dal carcere, in attesa dell’interrogatorio di questo pomeriggio i due bresciani hanno detto ieri: «Non siamo terroristi ma contrari all'obbligo vaccinale e non volevamo fermare il ciclo dei vaccini o mettere in difficoltà gli anziani. Il nostro era un gesto dimostrativo».

«Probabilmente in interrogatorio davanti al gip si avvarranno della facoltà di non rispondere», ha spiegato il loro difensore, l'avvocato Daniele Tropea. «Faremo ricorso al Riesame - ha aggiunto - ma per una questione di qualificazione giuridica. Non crediamo ci siano profili per contestare un atto di terrorismo».

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