Dieci euro all’ora per una baby sitter che affianchi i figli lasciati a casa da scuola. Cinquanta euro per una mattina, duecentocinquanta per una settimana, mille euro per un mese di didattica a distanza. Già, perché con il virus che corre in zona arancione «rafforzata», e in attesa dei vaccini agli over 60, è meglio rinunciare all’aiuto dei nonni. E se non si vuole devolvere lo stipendio ad un supporto casalingo, e non si può lavorare in modalità «smart», l’alternativa è prendere ferie anticipate o permessi non retribuiti.
«A meno che, come capita a me, non si abbia la "fortuna" di trascorrere un paio di giorni la settimana in cassa integrazione - commenta Franco Rizzetti, dipendente di un’azienda privata in provincia, papà di due ragazzini di otto e dieci anni -. Mia moglie lavora la mattina, e fino ad ora ce l’eravamo cavata evitando contagi e quarantene scolastiche. Nei giorni di cassa resterò a casa, gli altri giorni però devo lavorare in sede, non mi concedono lo smart working. Così il già decurtato stipendio se ne andrà per la baby sitter».




