Brescia e Hinterland

La madre di «Spartaco»: «È in azione con i filorussi»

Il bresciano Massimiliano Cavalleri è ricercato in Italia dal 2019. La mamma: «Ho paura, ma lui non torna»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Massimiliano Cavalleri, detto Spartaco - Foto tratta da Facebook © www.giornaledibrescia.it
Massimiliano Cavalleri, detto Spartaco - Foto tratta da Facebook © www.giornaledibrescia.it

Per le autorità italiane è un ricercato. Dovesse tornare nel nostro Paese per lui si aprirebbero le porte del carcere come chiesto dalla Procura di Genova che nel 2019 lo ha accusato di associazione a delinquere internazionale.

L’ho sentito venerdì scorso con una videochiamata. Stava bene. Era a casa sua e mi ha detto che il giorno dopo sarebbe partito. "Vado e non so quando torno" sono state le sue parole. Ora sta combattendo con i filorussi» racconta la mamma di Massimiliano Cavalleri, bresciano di 46 anni, nato a Palazzolo e ultima residenza registrata a Cologne. Nome di battaglia «Spartaco», attualmente inquadrato nelle milizie separatiste.

Chi è

Ex militare dell’Esercito italiano e inserimento nel Reggimento alpini per una missione Nato in Bosnia nel 2001. È uno degli italiani, «mercenari» per chi indaga, reclutati fin dal settembre del 2014 per combattere a fianco delle milizie filorusse nel conflitto armato che si era sviluppato nel Donbass. Quella fetta di territorio in Ucraina orientale che oggi ha scatenato l’attacco della Russia. «Mio figlio non ha mai cambiato idea. Non pensa di tornare in Italia anche perché sa che verrebbe arrestato. Se ho paura? Da mamma sì e probabilmente sarebbe meglio un periodo ai domiciliari qui piuttosto che rischiare la vita sul terreno, ma mio figlio ha deciso di combattere. Però ho paura con tutto quello che si sente e si vede» spiega la madre di «Spartaco».

Il bresciano in un’intercettazione finita agli atti dell’inchiesta di Genova disse: «Sono terrorista per Kiev. Io ho una taglia sulla testa». Raccontò anche di essersi ferito «tre volte durante un combattimento all’aeroporto».

Le accuse

Gli inquirenti di lui scrivono: «Dalle conversazioni emerge la sua pericolosità sociale e al sua potenziale indole sovversiva». Una intercettazione su tutte: il 28 agosto 2015 disse parlando al cellulare: «Io so che se torno in Italia faccio la rivoluzione. Mi viene voglia di prendere la pistola e cominciare a sparare a destra e a sinistra adesso che ho anche il grilletto facile». Prima di oggi aveva combattuto a Donetsk. «È sposato con una donna ucraina, vive in Donbass e ha avuto due figli che hanno un anno e tre anni. Ho paura per lui, ma anche per i miei nipotini» aggiunge la donna.

«Non so come andrà a finire questa guerra. So che però da otto anni l’Ucraina bombarda il Donbass e nessuno si è interessato. In otto anni hanno ucciso civili, donne e bambini». La madre prosegue il suo racconto: «Massimiliano non è un terrorista e nemmeno un mercenario. Gli davano i soldi per comprarsi al massimo le sigarette e a volte chiede a noi i soldi perché non ne ha e glieli mandiamo». Al telefono madre e figlio parlano poco di quello che Massimiliano Cavalleri alias «Spartaco» fa in Donbass. «Mi dice sempre molto poco e non vuole che se ne parli soprattutto al telefono. Ora aspetto la prossima chiamata».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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