Nelle scorse settimane il giudice Elena Stefana aveva rigettato la richiesta di arresto avanzata dalla Procura. «Non c’è rischio di reiterazione del reato» la motivazione. Perché il contesto geopolitico in cui si è sviluppata la vicenda è ormai mutato. Resta però il reato relativo al 2015. E per questo, nonostante si sia salvata dal carcere, rischia di finire comunque a breve a processo una donna di 65 anni.
Torinese di nascita, ma residente a Gussago è accusata di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale. All’attenzione della magistratura bresciana è finito pure un trasferimento di denaro in Mali, effettuato dalla stessa donna, e descritto in ordinanza come un «opaco e fumoso affare». L’avviso di conclusione indagini, firmato dal sostituto procuratore Erica Battaglia, è stato anche inviato ad altre persone che hanno alle spalle un percorso nel mondo della sicurezza privata o come guardia giurata. Si tratta di un 57enne e un 51enne milanesi e un 53nne di Bologna. Coloro cioè che la donna residente nel Bresciano e titolare di una società con sede a Londra, la Victoria Security Ltd, aveva inviato in Ucraina, nei territori della regione del Donbass «affinché - scrive la Procura - fossero impiegati militarmente grazie all’intermediazione dell’italiano Andrea Palmieri, detto il Generalissimo, nell’ambito del conflitto secessionista ucraino».



