Il Reddito di cittadinanza sospeso scalda i telefoni dei Servizi sociali

Toccherà agli assistenti sociali verificare chi, in grave disagio, percepirà il Rdc fino a dicembre
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STOP AL REDDITO
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«Ma adesso che cosa succede? Cosa devo fare?». Le domande corrono sul filo del telefono. Da un capo i cittadini fra i 18 e i 59 anni che hanno ricevuto dall’Inps l’sms che comunica loro la sospensione del Reddito di cittadinanza a partire da agosto («In attesa di eventuale presa in carico da parte dei servizi sociali»), dall’altro il personale dei Servizi sociali sul territorio del Comune di Brescia.

Investiti da decine di telefonate al giorno fatte da persone che chiedono lumi, indicazioni, un appuntamento. Capita nel capoluogo, ma anche negli altri Comuni dove risiedono cittadini che beneficiavano della misura.

Nel Bresciano sono 725 i percettori di Rdc raggiunti dal messaggio dell’Inps. In famiglie senza minori, senza over 60 e disabili. Per loro si aprono due strade. Chi sarà preso in carico dai Servizi sociali comunali, perché in situazione accertata di particolare disagio e fragilità, continuerà a percepire il Reddito fino al termine dell’anno. Per chi, dai 18 ai 59 anni, è in carico ai Centri per l’impiego si aprono altre strade: trovare lavoro oppure essere inseriti in un percorso di Sostegno alla formazione (350 euro mensili per un massimo di 12 mesi).

Percettori

Nel Bresciano, fino al mese di giugno, i nuclei familiari percettori del Rdc erano 5.772 (per 11.380 persone), ai quali aggiungere 1.481 pensioni di cittadinanza. Nel Comune di Brescia, ad oggi, i nuclei beneficiari sono 1.825, così distinti: 772 già inseriti oppure destinati ai Servizi sociali comunali attraverso la sottoscrizione di un patto per l’inclusione; 1.053 in carico al Centro dell’impiego o percettori di pensione di cittadinanza. Dal 2019 sono oltre diecimila i nuclei di residenti in città che hanno avuto il Rdc.

Gli sms di sospensione del Rdc sono arrivati in modo indistinto a persone di entrambe le categorie, generando una certa confusione in un quadro di regole già complicato. Capita che persone in grande difficoltà e non «occupabili» siano state a suo tempo inserite negli elenchi del Centro per l’impiego. «Persone che conosciamo da tempo, bisognose di sostegno, non in grado di lavorare», confermano Elisa Gazzoli e Silvia Radici, le due funzionarie del Comune di Brescia che si occupano delle misure di contrasto alla povertà nell’assessorato al Welfare guidato da Marco Fenaroli. Perciò stavano già valutando la situazione di duecento nuclei, che potrebbero passare dal Centro per l’impiego ai Servizi sociali per l’iscrizione nella specifica piattaforma ministeriale che valida il loro bisogno.

Essere presi in carico dal Comune significa partecipare a progetti di sostegno all’autonomia concordati con gli assistenti sociali, in grado di riavvicinare le persone al mondo del lavoro. Un percorso di emancipazione dal disagio e dal bisogno, che prolunga il Rdc fino a dicembre. «Gli assistenti sociali - spiegano Gazzoli e Radici - hanno cominciato a richiedere al Centro dell’impiego il trasferimento delle domande per verificare questa possibilità e recuperare soggetti in situazione di grave fragilità». Scoprendo numerose situazioni di vero disagio, in particolare nuclei composti da una sola persona. Per la presa in carico da parte dei Servizi sociali i percettori di Rdc «sospesi» hanno tempo fino al 31 ottobre.

I Comuni

Critica la sindaca di Leno e presidente dell’Associazione Comuni Bresciani, Cristina Tedaldi. È ancora presto per fare un resoconto a livello provinciale, spiega, «ma possiamo dire che ancora una volta si è fatto lo scaricabarile a spese dei Comuni». Anche in municipio a Leno arrivano le telefonate «di cittadini con il Reddito lasciati soli, che non sanno cosa fare. È stato detto loro con un semplice e freddo sms di rivolgersi ai Servizi sociali comunali, come se noi avessimo la bacchetta magica per risolvere i problemi. Tempi e modi di questo annuncio e di questa riforma - insiste Tedaldi - sono stati sbagliati. Nessuna comunicazione e assistenza per i Comuni e i cittadini».

Il Rdc, commenta l’assessore al Welfare di Brescia, Marco Fenaroli, «ha fatto fronte alle situazioni di crisi, in particolare negli anni del Covid, ma ha fatto emergere anche situazioni di bisogno che non conoscevamo». La scelta del Governo, dice, «è una manovra di bilancio che taglia la spesa sociale quando ci sarebbe più bisogno di sostenerla». 

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