Scosso, stanco ma nettamente più sereno. E più che mai determinato a far valere le proprie ragioni contro quella che ritiene «un’accusa infamante per uno come me che ama l’arte». Tiziano Ronchi, l’insegnante bresciano che per 17 giorni è stato in detenzione in Nepal sulla base di un’accusa di tentato furto di un reperto archeologico da un tempio, ad una settimana dalla liberazione su cauzione, sta cercando di ritrovare la serenità con il contatto costante con la sua famiglia a Sarezzo e camminando in montagna.
«Ora sto molto meglio rispetto al periodo in cui ero in custodia - racconta il docente 27enne - anche se paure, ansie e inquietudini sono continue». Non ci sono tempi certi su quando la giustizia nepalese affronterà la questione che riguarda Tiziano Ronchi e lui per primo ne è pienamente consapevole ma sente anche di avere l’occasione di spiegare e chiarire la sua posizione: «Sono in attesa del processo e spero davvero con tutto il cuore che in quella data la verità venga a galla e che si riesca a fare un passo avanti verso la soluzione di questa estenuante situazione».




