Al centro delle polemiche e sotto i riflettori di Report. Lunedì sera nella trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci si è parlato anche di Immuni, partendo dal caso bresciano della mancata notifica che il nostro giornale ha raccontato a agosto. La troupe di Rai 3 ha raccolto la testimonianza della collega Francesca Renica, che aveva portato alla luce il «falso negativo» riscontrato da due amiche: una positiva al coronavirus e l’altra mai avvisata dall’app.
All’origine del malfunzionamento, l’ipotesi più probabile è che ci fosse un bug, risolto a settembre (tre mesi dopo il lancio di Immuni). Ma non è tutto qui. Nell’inchiesta di Report firmata da Lucina Paternesi, si fa un ulteriore passo avanti: i problemi sono legati anche all’infrastruttura tecnologica progettata da Google e Apple che permette alle app di tracciamento europee (tra cui Immuni) di mandare le notifiche.
Secondo Stephen Farrel, ricercatore del Trinity College di Dublino, «l’invio è casuale: abbiamo fatto test sul Bluetooth e sono deludenti. È come lanciare una moneta in aria: c’è il 50% di possibilità. Inoltre, il sistema di notifiche di esposizione Google nei telefoni Android è implementato nel Google Play Services (sistema che permette l’aggiornamento delle app) che è piuttosto ostile nei confronti della privacy: ogni sei ore si connette ai server di Big G e invia dati come numero di telefono, numero di sim e altre informazioni». Il paradosso, dunque, è che i governi hanno posto limitazioni alle proprie app, ma avrebbero lasciato a Google la possibilità di raccogliere dati sensibili.



