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Brescia e Hinterland

LA STORIA

«Sono positiva, ma Immuni non ha allertato chi è stato con me»


Brescia e Hinterland
13 ago 2020, 07:00
Sullo smartphone di Beatrice, l’app Immuni le chiede: «Sei guarito? Aggiorna il tuo stato» - © www.giornaledibrescia.it

Sullo smartphone di Beatrice, l’app Immuni le chiede: «Sei guarito? Aggiorna il tuo stato» - © www.giornaledibrescia.it

Sono due amiche di 29 e 35 anni e si conoscono da una vita. Beatrice e Giulia, nomi di fantasia, abitano a meno di due chilometri nello stesso paese dell’hinterland bresciano. Entrambe hanno scaricato Immuni dal primo giorno di rilascio sugli store, a inizio giugno. La prima è positiva al coronavirus, l’altra - stando a quanto registrato dall'app - non dovrebbe essere stata esposta al contagio: nessuna notifica sul suo smartphone. «Ma è impossibile: siamo sicure di essere state in contatto più volte».

Ricostriamo la storia dal principio. Beatrice e Giulia non si sono viste dall’8 marzo al 18 maggio, rispettando le restrizioni imposte dal lockdown. Iniziata la Fase 2, sono tornate a fare la vita di prima. «Aperitivi dopo il lavoro, camminate insieme, corsi in palestra, cene al ristorante. Per quasi tre mesi ci siamo frequentate tranquillamente, usando la mascherina e rispettando le distanze, più volte a settimana». Fino al 27 luglio, quando Beatrice - che tre giorni prima aveva fatto il test sierologico di sua iniziativa «per pura curiosità» - ha scoperto di essere stata a contatto con il Sars-CoV-2.

«Ho avuto la certezza di avere il Covid-19 dopo altri due giorni, quando mi hanno chiamata per dirmi che il mio tampone era positivo. Da subito mi sono isolata dalla mia famiglia, dal mio ragazzo e dagli amici e sono in attesa del doppio test di controllo, che farò nei prossimi giorni. Sono asintomatica e la carica virale nel mio corpo è molto bassa, secondo quanto mi hanno riferito i medici, ma questo non significa che io non sia contagiosa». Fin qui, nulla di eccezionale: Beatrice è una dei tanti bresciani che hanno scoperto di aver contratto l’infezione dopo essersi sottoposti privatamente al prelievo di sangue e che ora aspettano di negativizzarsi.

Qualcosa però è andato storto. «Consapevole dei tanti posti in cui sono stata, ho subito aggiornato il mio stato di salute su Immuni, inserendo il codice crittografato e anonimo che l’operatore di Ats mi ha fornito al telefono, come da protocollo. Eppure Giulia, che ha l’app e di sicuro mi è stata a meno di due metri per più di 15 minuti nelle ultime due settimane (come stabilito dal Ministero e riportato nelle Faq dell’app ndr) non ha ricevuto alcuna allerta». Come avrebbe dovuto funzionare? Immuni si basa sulla tecnologia Bluetooth Low Energy. Ogni volta che due persone che hanno l’app entrano in contatto, dai loro dispositivi si genera un codice crittografato e non riconoscibile che incrocia quello dell’altro. L’app periodicamente scansiona i codici dei nuovi malati che volontariamente hanno aggiornato il loro stato di salute e, se tra questi c’è una persona incontrata di recente, arriva una notifica. «O almeno dovrebbe arrivare».

La domanda è legittima: sicure di aver fatto tutto giusto? «Sì, eravamo informate e una di noi lavora nel digital. Sui nostri cellulari, un iPhone e un Huawei (modelli compatibili), il Bluetooh è sempre stato acceso e nella schermata iniziale abbiamo la dicitura "servizio attivo". Per sicurezza, tutte e due abbiamo persino attivato la geolocalizzazione, nonostante non sia indispensabile». Ovviamente, notifiche attivate. 

Non contente, le due hanno fatto entrare in contatto i telefoni anche dopo il tampone: Giulia, armata di guanti e sacchetto monouso, ha infilato il suo cellulare nella cassetta della posta di Beatrice, che l’ha prelevato e tenuto vicino al suo per un’ora. Un test che hanno ripetuto per tre giorni. «Eppure, niente notifiche. Ora segnaleremo il caso agli sviluppatori, per capire cosa è successo e perché».

Nel frattempo, «Immuni è stata scaricata da 4,6 milioni di italiani: così non basta». A due mesi dal lancio dell’app di contact tracing italiana, gli ideatori lanciano l’appello: «Il numero di download è insufficiente, per far sì che sia efficace devono usarla molte più persone». Secondo le stime fatte a fine maggio, quando la diffusione del virus era ancora molto preoccupante, per fare la differenza Immuni doveva essere attiva sui telefonini di almeno il 60% della popolazione. Una percentuale ben lontana dalla situazione attuale: siamo a quota 12,5% del target dell’applicazione, che sono i cittadini tra i 14 e i 74 anni.

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