Giunta Castelletti in ritiro: l’incognita tram e le strategie di inizio mandato

L’onda lunga dell’entusiasmo della vittoria, lo sapevano tutti, ha la data di scadenza della fine dell’estate. Giugno, luglio e agosto sono serviti per «prendere le misure» (umane e amministrative), per ricevere i passaggi di consegna dai predecessori, per iniziare a studiare il nuovo corso in Loggia.
Ma ci sono questioni delicate all’orizzonte, c’è una nuova impronta politica da chiarire nei fatti, c’è un metodo di lavoro basato sulla trasversalità da inaugurare. E c’è anche da fare ordine (nella filiera della comunicazione di Giunta e non solo) per non rischiare che alcuni disequilibri interni ai partiti possano scivolare - seppur in sottofondo - dentro Palazzo Loggia. Così, a tre mesi esatti dal gong d’inizio, Laura Castelletti porta «in ritiro» i suoi assessori.
Lunedì 4 settembre - rigorosamente a porte «blindate» -, l’intera giornata sarà dedicata a questo: guardarsi in faccia e parlare a carte scoperte e con dossier alla mano (questioni spinose incluse). La meta punta per ora verso il Garda, ma i dettagli sono ancora da rifinire.
Trasversalità
Laura Castelletti ha uno stile diverso rispetto al suo predecessore: consegna agli assessori maggiore indipendenza e vuole che il gioco di squadra si rilegga anche nell’azione amministrativa, con provvedimenti che evidenzino una visione d’insieme e non un incedere settoriale, ingabbiato nei confini delle deleghe classiche. Non a caso ne ha coniate di nuove, per lo più di raccordo tra settori, affidandole ai volti nuovi e più giovani della squadra (da Anna Frattini ad Andrea Poli).
Li chiede e li esplicita con garbo quel tipo di gioco di squadra e quel tipo di condivisione. Ma si accorge anche quando così non è (e questi tre mesi sono stati un banco di prova più che sufficiente). Come ha sempre saputo bene che un Pd non in sintonia su quale sia la figura-ponte con la segreteria politica potrebbe riverberare le scaramucce sull’intesa di Giunta.
Equilibri
Castelletti vuole gli assessori preparati per il meeting: l’obiettivo è uscire dal ritiro con una chiara scaletta delle priorità condivisa, una sorta di storyboard. Un ordine del giorno non scritto c’è già e si chiama strategia. Bisogna chiarire come rapportarsi con il Consiglio comunale (questo mandato riuscirà, ad esempio, a portare a termine il nuovo regolamento in stand-by da dieci anni?), che tipo di dialettica instaurare con le opposizioni, ma anche con la Regione e il Governo, interlocutori dai quali Brescia non potrà prescindere rispetto a molte delle partite strategiche alle porte: dal Pnrr alla maxi messa in sicurezza dell’epicentro del Sito di interesse nazionale Brescia-Caffaro, senza contare che di qui alla fine dell’anno potrebbe sbloccarsi anche la riforma relativa alla Provincia che si intreccia con il capitolo delle competenze.
Lo spauracchio
Guardando al carnet tematico sono due, in particolare, i filoni sui quali di sicuro un focus approfondito ci sarà: in primis l’ambiente, con la nascita della Cabina di regia per la transizione ecologica, un contenitore tutto da costruire e da sperimentare. E poi c’è lo snodo tram, che intreccia differenti aspetti: la gestione dei cantieri, il commercio, la mobilità e la riorganizzazione del servizio, le politiche green, la comunicazione e, non meno importante, la questione economica.
Proprio quest’ultimo fronte inizia ad agitare le acque. Un piano di lavoro è stato illustrato in Giunta, ma sui costi dell’operazione c’è un capitolo che preoccupa: quello relativo ai sottoservizi. Più di qualcuno ha confessato che questa partita - come quella della mancata costituzione di parte civile nel processo Caffaro e come pure l’aumento del costo dei biglietti del trasporto pubblico, tutte partite gestite peraltro dal vicesindaco Federico Manzoni - non sia stata «condivisa davvero, si è detto lo stretto necessario e sempre all’ultimo minuto, non consentendo un confronto reale» (come riportano più fonti). Insomma: pare proprio che di alcune scelte sindaco e colleghi assessori abbiano saputo quasi solo a cose fatte, senza un confronto corale.
Non a caso sul fronte della copertura economica legata ai sottoservizi per il tram qualcuno ha scelto di informarsi da solo. Il quadro che si è ritrovato di fronte racconta di due preventivi differenti: il primo dice che vanno rintracciati 30 milioni di euro per i lavori, il secondo parla addirittura di 100 milioni. «Dipende - spiegano - dal tipo di intervento e di pianificazione che si intende fare».
La domanda è: che siano 30 o 100 milioni (cosa già di per sé non indifferente) come coprire quei costi? Un’ipotesi di lavoro - in cui sarebbero coinvolte pure le società partecipate del Comune - «parla di inserire almeno una buona parte di quei costi nelle bollette delle utenze, in più annualità». La certezza ancora non c’è: è un’ipotesi di lavoro della quale apertamente non si è mai discusso. Ma che già sta preoccupando una buona fetta della maggioranza.
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