Farmaci letali, perché l'unica vittima è stata il dottor Carlo Mosca
«Di enormi proporzioni è stata soprattutto l’afflizione arrecata a Carlo Mosca, che ha patito una ingiusta e prolungata limitazione della libertà personale e rischiato di subire una condanna all’ergastolo, con gravissime ripercussioni sul piano sia umano che professionale, cui il verdetto assolutorio può porre solo parziale rimedio».
A scriverlo è il presidente della Corte d'assise Roberto Spanò nelle motivazioni con le quali l'1 luglio del 2022 ha assolto l'ex primario dell'ospedale di Montichiari dall'accusa di duplice omicidio volontario.
Il medico era imputato per aver somministrato farmaci letali a tre pazienti deceduti nell'ospedale della Bassa nei giorni clou della prima ondata di Covid. Secondo il presidente della Corte il dottor Mosca è caduto vittima di «tesi, supposizioni e sospetti che hanno costituito la linfa vitale che ha cristallizzato un’accusa calunniosa di omicidio, tanto più infamante in quanto rivolta ad un medico, ossia ad una persona avente vocazione salvifica».
Ad alimentare voci e sospetti secondo il presidente Spanò sono stati due infermieri del pronto soccorso: Bonettini e Rigo (per i quali la Corte ha rimesso gli atti alla procura perché li indaghi per calunnia). I due «hanno orchestrato una manovra di accerchiamento in danno del primario, arrivando perfino a costruire prove false per comprometterne in modo irrimediabile la posizione». Non solo.
Consigliati da un carabiniere i due infermieri hanno provveduto a «reclutare colleghi alla causa, cosa che non ha portato i suoi frutti», ma anche di portare elementi oggettivi a sostegno dell'accusa di omicidio: «non è un caso che le prove si siano materializzate nel cestino dei rifiuti ove sono state rinvenute due fiale di succinilcolina e una di propofol vuote».
Che non sia stato il dottor Mosca a piazzarle nel cestino dei rifiuti per la Corte è sicuro: «Appare difficile pensare - scrive il presidente Spanò - che il dott. Mosca, dopo aver volutamente ucciso dei pazienti, abbia lasciato a bella posta il corpo del reato, derogando ingenuamente alle normali regole sullo smaltimento dei rifiuti proprio quando avrebbe dovuto agire con la massima circospezione».
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