La crisi energetica domina la campagna elettorale. La prospettiva dei razionamenti nelle aziende e di un inverno più freddo nelle case non è certo incoraggiante. Sulle risposte non ci sono molte soluzioni: da un lato bisogna ragionare a livello europeo per un’azione d’emergenza (magari mettendo un tetto al prezzo) a cui aggiungere una riforma del mercato energetico nel Vecchio continente.
A livello nazionale la risposta più immediata è il sostegno con ristori, si tratta di una soluzione tampone che presuppone comunque una strategia di più lungo periodo, quella delle differenziazione delle fonti di approvvigionamento: un qualcosa che l’ormai dimissionario governo Draghi ha fatto bene e subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Guardando le posizioni dei singoli schieramenti, curiosamente i partiti marcatamente euroscettici si mostrano restii ad indicare una soluzione a livello continentale e si limitano a proporre risposte a livello interno, quasi che non parlandone l’Europa non esistesse.




