Stai leggendo: {{ currentArticle.title }}
Brescia e Hinterland

I NOMI

Assalto al caveau: ecco chi sono le persone arrestate


Brescia e Hinterland
16 mar 2022, 06:00
Le forze speciali hanno sequestrato a Cazzago kalashnikov, molotov e fucili a pompa - Foto © www.giornaledibrescia.it

Le forze speciali hanno sequestrato a Cazzago kalashnikov, molotov e fucili a pompa - Foto © www.giornaledibrescia.it

È iniziato tutto il 13 ottobre scorso. Quando Tommaso Morra e Giuseppe Iaculli partono da Cerignola, in provincia di Foggia, per arrivare nel Bresciano. Un viaggio che affrontano a bordo di un’auto sulla quale c’è una cimice montata dagli inquirenti pugliesi che tengono sotto indagine i due. La coppia si ferma a Villa Carcina dove incontra Giuliano Franzè, calabrese trapiantato nella nostra provincia e che arriva all’appuntamento anche lui su una vettura intercettata perché in quel momento il suo nome è inserito in fascicolo della Direzione distrettuale di Brescia. Effettuano un primo sopralluogo al deposito di denaro a Calcinato che intendono colpire e poi dormono in un agriturismo a Marcheno prima di tornare al Sud ed iniziare a studiare il piano.

Le conversazioni captate quel 13 ottobre fanno scattare l’inchiesta che venerdì scorso ha portato al blitz a Cazzago San Martino, in cui sono state fermate 31 persone che avevano pianificato un assalto al caveau della Mondialpol di Calcinato dove erano presenti 83 milioni di euro in contanti. Un assalto che nelle 450 pagine di ordinanza di fermo viene definito: «Un’azione di inaudita ed inedita gravità».

Le convalide: i nomi delle persone in cella

Ieri il gip Matteo Grimaldi ha convalidato 30 dei 31 fermi in carcere. Torna libero solo il proprietario, bresciano, del capannone alla Pedrocca ritenuto il covo del gruppo. È l’unico che nell’interrogatorio di lunedì aveva risposte alle domande del giudice spiegando che non era a conoscenza dell’attività che svolgessero le persone alle quali aveva affittato l’immobile. Tutti gli altri restano in cella. A partire dai big della banda, ovvero i 14 che erano all’interno del capannone in cui hanno fatto irruzione le forze speciali del Nocs coordinate dal pm Paolo Savio.

Si tratta di Vincenzo Carbone, Gerardo Conversano, Luigi Dalessandro, Francesco Gaeta, Giuseppe Iaculli, Giancarlo Lombardi, Cosimo Mastrangelo, i fratelli Daniele e Raffaele Russo, Antonio Renzulli, Michele Riontino, Sergio Sabino, Gaetano Saracino e il leader Tommaso Morra. Colui che al termine del blitz delle forze dell’ordine alza le mani e ai poliziotti dice: «Noi siamo i migliori negli assalti, ma voi siete stati altrettanto bravi».

Oltre al gruppo di fuoco, che avrebbe dovuto svuotare il caveau di Calcinato, restano in carcere Antonio Nardacchione, le due guardie giurate dipendenti della Mondiapol, Massimiliano Cannatella e Vito Mustica, considerati i basisti, il pizzaiolo di Ospitaletto Claudio Cascino e i fratelli bresciani Roberto e Guliano Franzè. Secondo le indagini quest’ultimo avrebbe «favorito l’insediamento della ’ndrangheta nel Bresciano e in particolare del clan Pelle di San Luca» mentre Tommaso Morra si sarebbe mosso «al fine di agevolare i clan Piarulli-Ferraro e Di Tommaso attivi di Cerignola».

Le prime intercettazioni

Pistole, cellulari, chiodi per forare le gomme delle auto: parte dell'attrezzatura sequestata nel covo della Pedrocca - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Già il 13 ottobre il gruppo inizia a pianificare l’assalto. Morra e Iaculli prima di arrivare a Brescia si fermano a San Marino dove acquistano alcune spy-cam che poi affideranno alle due guardie giurate interne a Mondialpol per far svelare i sistemi di sicurezza. È invece Claudio Cascino, stando alle carte dell’inchiesta, a far trovare al gruppo il capannone di Cazzago che diventa la base logistica. In sei mesi effettuano una ventina di sopralluoghi. Fino al giono «X», vale a dire venerdì scorso. Alle sette del mattino arrivano le armi in un borsone che trascinano in due. Quarantotto ore prima Morra parlando al telefono con Saracino spiega: «Prendi il borsone. Ma non dobbiamo fare come Putin...» riferendosi al fatto che non c’era da fare una guerra.

Giovedì 10 marzo invece il gruppo inizia a collocare le 26 auto che poco prima dell’assalto avrebbero dovuto accerchiare il caveau di Calcinato dove sarebbero state date alle fiamme. Un piano stoppato nel momento in cui il gruppo di fuoco sta armando i kalashnikov. Alle 18.05 le telecamere installate dalla Procura inquadrano Tommaso Morra con tutta la banda. Sta dando le ultime indicazioni. Per un piano che dieci minuti dopo sarà sventato dalle forze dell’ordine.

Articoli in Brescia e Hinterland

Lista articoli