Assalto al caveau: i rapinatori stracciano gli atti d’indagine

Stupore e rabbia. Stupore per la tempestività del blitz delle forze dell’ordine e per il massiccio impiego di uomini e mezzi. Rabbia per essere stati bloccati quando il piano doveva iniziare. Tanto che alcuni dei 13 che venerdì erano all’interno del capannone di Cazzago San Martino pronti a partire per l’assalto al deposito di denaro di Calcinato, hanno reagito malissimo davanti ai militari.
La rezione e il silenzio
Hanno stracciato gli atti di indagine e i decreti di perquisizione, voltando le spalle agli uomini in divisa. Poi solo silenzio. Certo, considerando che avevano a disposizione un arsenale, poteva andare decisamente peggio. Ma per loro è stato impossibile anche solo ipotizzare di imbracciare le armi che avevano già cariche perché in un attimo si sono trovati addosso gli uomini del Nocs, le forze speciali che facendo esplodere granate hanno fatto irruzione in quello che gli inquirenti considerano il covo della banda, composta da foggiani e calabresi, tra chi arrivava dal sud e chi invece risiede ormai da anni nella nostra provincia.

Il blitz da film d’azione con un intero paese blindato, decine di auto di Polizia e carabinieri, un elicottero che per ore ha sorvolato l’Ovest e, come detto, le forze speciali intervenute «nel momento in cui dalle telecamere installate di nascosto nel capannone abbiamo visto che il gruppo stava caricando i kalashnikov» come hanno spiegato gli inquirenti, resterà nella storia della cronaca della nostra provincia. La convinzione degli inquirenti è che l’irruzione nel capannone tra le campagne di Cazzago sia scattato nell’ultimo momento utile. «Fare uscire i malviventi che nei piani volevano arrivare al deposito della Mondialpol a Calcinato sarebbe stato pericolosissimo. Avremmo rischiato un conflitto a fuoco» assicura chi c’era ed entrato in azione.
Gli interrogatori
Si è trattato dell’ultimo atto di un’indagine durata sei mesi, con le cimici installate in un appartamento a Gardone Valtrompia, in uno di Ospitaletto e ovviamente nella base di Cazzago, che hanno raccontato la pianificazione del colpo da parte della banda. Mesi in cui i carabinieri del Ros e gli uomini della squadra Mobile coordinati dal sostituto procuratore dell’antimafia Paolo Savio, non hanno staccato gli occhi dai monitor allestiti in una sala al sesto piano della questura. Nessuno degli indagati però si è accorto di essere finito sotto l’occhio del grande fratello della giustizia e lo dimostra anche la montagna di intercettazioni telefoniche e ambientali che darebbero sostanza alle oltre 400 pagine di ordinanza di fermo che i coinvolti avranno tra le mani questa mattina. Sono infatti previsti i primi interrogatori in carcere, dove oltre ai 13 presenti nel capannone venerdì sera, sono finite altre 18 persone.I precedenti

Il gruppo foggiano, per chi indaga, non è nuovo ad assalti a porta valori e mezzi blindati. Alcuni degli arrestati hanno partecipato, direttamente o indirettamente, il 4 dicembre 2016 colpo al caveau della Sicurtransport nella zona industriale di Catanzaro. Gli inquirenti ipotizzano poi che tra chi doveva entrare in azione a Calcinato, ci sia gente che avrebbe fatto parte anche del commando che a febbraio di un anno fa sulla statale che collega Foggia a Candela prese di mira due furgoni della Cosmopol. Agirono con armi da guerra, chiodi sull’asfalto, incendiando auto in mezzo alla strada per impedire l’intervento della polizia. E spararono pure. Tutto quello che, secondo quanto ricostruito, il gruppo calabro-foggiano avrebbe voluto fare venerdì sera a Calcinato.
Gente che con precedenti specifici, residente in gran parte a Cerignola, paese nel foggiano da dove arrivavano anche tre dei quattro arrestati a dicembre scorso per l’assalto sulla A1 all’altezza di Modena del 14 giugno di un anno fa. Del gruppo di fuoco di quel giorno avrebbero fatto parte altre dieci persone, mai identificate. Forse fino a venerdì.
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