A Borgosatollo e Castegnato c'è il bilancio di genere: cos'è e a cosa serve
I Comuni che si sono dotati del bilancio di genere di cui si è iniziato a parlare già negli ultimi dieci anni del Novecento sono pochi. Anzi, pochissimi. Tra i bresciani, quelli che hanno predisposto uno strumento finanziario per facilitare uguaglianza e inclusione - distinguendo le spese neutrali dei bilanci da quelle sensibili al genere - sono due: Borgosatollo e Castegnato.
Quello di Brescia - lo si legge nel documento di programmazione 2023-2025 - «ha avviato il percorso di predisposizione del bilancio di genere». Che ancor prima di nascere è già considerato un caso-scuola, avendo vinto un bando europeo grazie alla stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia.
A cosa serve il bilancio di genere
Due Comuni su 205, dunque, hanno formalmente indicato le risorse stanziate ed erogate in favore delle pari opportunità di genere dentro e fuori dall’amministrazione e si sono impegnati per verificare l’impatto che tali interventi hanno su donne e uomini. Un approccio culturale che si fa sostanza grazie a Commissioni pari opportunità e assessorati sensibili: promuovendo l’uguaglianza di genere attraverso il bilancio pubblico si mira a realizzare una più equa distribuzione delle risorse materiali e immateriali per garantire a uomini e donne un uguale accesso ai diversi ambiti economici, politici e sociali. Insomma, un bilancio di giustizia per tutti.
Perché è importante averne uno
Il bilancio dei Comuni, delle università, delle amministrazioni pubbliche, non è neutrale rispetto al genere, ossia uomini e donne sono influenzati diversamente dalle scelte, a causa delle loro diverse situazioni socio-economiche, dei bisogni individuali e delle preferenze. Se, ad esempio, le donne dipendono più degli uomini dai servizi di trasporto pubblico, una riduzione della spesa per treni e autobus di linea non è neutrale rispetto al genere, ma incide maggiormente sulle donne. In tal modo, le decisioni di bilancio tendono a perpetuare le differenze di genere che permeano la società o addirittura approfondiscono il divario tra donne e uomini.
L’impegno
Anche nella provincia di Brescia si sta lavorando per accelerare un cammino che continua ad essere lungo e faticoso ma che richiede un’accelerazione. Sia a livello nazionale dove, su 7.901 Comuni, quelli che si sono formalmente dotati di un bilancio di genere sono 170, sia livello locale, dove molte amministrazioni bresciane stanno lavorando in quest’ottica. Del resto, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr, lo ha reso strutturale, prevedendo che la legge di bilancio 2024 presenti una classificazione delle voci previste secondo i criteri posti alla base degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dell’Agenda 2030, relativamente al bilancio di genere e al bilancio ambientale.
Malgrado i progressi degli ultimi anni, l’Italia resta infatti uno dei Paesi avanzati con il più alto divario tra uomini e donne (al quattordicesimo posto tra i Paesi dell’Unione) connotandosi per una bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro, un minor tasso di occupazione e una limitata presenza delle donne in posizioni apicali nelle imprese quotate.
Comune e Università di Brescia
Il Comune di Brescia ha avviato un percorso in collaborazione con l’Università degli Studi (che ha pubblicato il suo promo bilancio di genere nel settembre 2021). Lo scorso novembre all’Università è stato finanziato con 177mila euro il progetto internazionale, di durata triennale, «Building Gender Equality through gender budgeting for Institutional Transformation» (costruzione dell’uguaglianza di genere attraverso il bilancio di genere per una trasformazione istituzionale).
«Una sfida per la città», è stata definita la linea di finanziamento europeo che permette lo svolgimento di analisi, studio, elaborazione e formazione del bilancio di genere. Nel frattempo, nel documento di programmazione del Comune di Brescia si legge che «sono stati realizzati progetti volti a sensibilizzare la cittadinanza sulla violenza sulle donne, sull’opportunità formativa e lavorativa delle stesse, mediante iniziative culturali sul tema delle discriminazioni di ogni genere».
Ancora, il Comune, «in occasione della revisione del regolamento per il funzionamento della Giunta e del Consiglio, ha lavorato per introdurre il linguaggio di genere in base alle linee guida del Miur, il ministero dell’Università e della Ricerca».
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