Bassa

Orzinuovi, a due anni dal Covid: «Dentro di noi sempre»

Viaggio nel paese in cui il virus colpì più duro nella fase iniziale: «Ogni famiglia è stata toccata»
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ORZINUOVI, DUE ANNI DOPO

In via Risorgimento, nel Bar Milano 2 a Orzinuovi, gli avventori del mattino sono quelli di sempre, o quasi. «Vengo qui da almeno cinquant’anni - dice Fausto sorridendo - e continuo a farlo anche adesso. Peccato - e qui il sorriso scompare dal suo volto - che non ci siamo più tutti». In quel bar due anni fa è scoppiato probabilmente il primo focolaio di Covid-19 della provincia di Brescia, o forse il secondo.

Fausto e gli amici, infatti, il pomeriggio lo trascorrevano di solito in un altro bar, quello del bocciodromo di via Lonato, alla periferia Est del paese, frequentato anche dagli autisti dei camion carichi di fieno provenienti da Codogno che, proprio in quelle settimane, tra la fiera agricola di Montichiari e quella di Orzinuovi, facevano la spola tra la pianura bresciana e quella del Lodigiano. «Non c’è un’indagine scientifica che lo attesti - spiega il sindaco, Giampietro Maffoni - ma quando in pochi giorni siamo stati travolti dal virus, abbiamo tentato di ricostruire quanto stesse avvenendo e quella che fu ribattezzata la "via del fieno" ci è sembrata la spiegazione più convincente per capire come il contagio fosse arrivato da noi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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