Per l’accusa che ha chiesto l'archviazione sono solo voci di paese. La parte offesa rilancia e porta nuovi elementi che ritiene prove di un quadro che va oltre quanto già emerso e giudicato. Appuntamento il 7 maggio, data fissata dal gip Riccardo Moreschi per discutere l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta bis sull’omicidio di Desirée Piovanelli, la 14enne uccisa a Leno il 28 settembre 2002.
Per la giustizia italiana il caso è chiuso da tempo con le condanne definitive per gli allora tre minori Mattia, Nico e Nicola, che si sono messi alle spalle la pena, e per l’adulto Giovanni Erra, che sta scontando in carcere una ondanna a 30 anni. Maurizio Piovanelli, padre dell’adolescente, due estati fa aveva però presentato un esposto in procura sostenendo che «la figlia - come scrisse il pm titolare dell’inchiesta bis Barbara Benzi - non era stata attirata alla Cascina Ermengarda con l’espediente di vedere dei gattini, ma per essere offerta in pagamento di un debito di droga di Erra nell’ambito di festine a luci rosse con ragazzine minorenni che avvenivano nella zona della Bassa Bresciana».


