«Ci hanno chiesto se avevamo necessità di fertilizzare e arare qualche terreno, ci hanno spiegato che avrebbero pensato loro, senza spese, a tutto. Abbiamo detto no». Così, nella maxi inchiesta a carico della Wte sullo spandimento di fanghi non depurati che dalla Bassa si è allargata a tutto il Nord Italia, si fa strada anche la voce degli agricoltori che hanno opposto un netto rifiuto per difendere la loro terra. Un modus operandi che, come nel caso del Comune di Bagnolo, ha spinto l’Amministrazione, nel 2019, a redigere un regolamento che vietasse lo spandimento di alcuni tipi di fertilizzanti e per il quale è ancora in corso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato proprio dalla stessa Wte per chiederne l’annullamento.
In sostanza l’Amministrazione, poco meno di due anni fa, ha vietato, sul proprio territorio comunale, lo spandimento di fertilizzanti da attività di recupero dei residui di lavorazione e dei rifiuti, subordinando l’impiego di tali fertilizzanti alla presentazione in Comune di uno studio pedo-agronomico che ne potesse valutare la reale necessità di utilizzo. Non solo, nel caso di via libera allo spandimento il richiedente avrebbe anche dovuto effettuare analisi del terreno, prima e dopo lo spandimento. «Queste tutele - conclude il primo cittadino - hanno generato il ricorso straordinario della Wte, al quale abbiamo deciso di resistere, ma che sin dall’approvazione del regolamento hanno rappresentato una "barriera di protezione" molto importante per il territorio bagnolese».
Di settimana in settimana dunque la vicenda che ha investito l’azienda con sedi operative a Calcinato, Quinzano e Calvisano si arricchisce di nuovi episodi che aggiungono dettagli alla ricostruzione fatta fino ad ora.



