Legambiente si costituirà parte civile nel processo contro «gli inquinatori che hanno operato in un regime di grave inadeguatezza delle norme, già da tempo segnalata e ben nota ai ministeri di Ambiente e Agricoltura». Lo annuncia l'associazione ambientalista in una nota in relazione all'inchiesta della Procura di Brescia sulla vendita di 150.000 tonnellate di fanghi contaminati spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Inchiesta che vede al centro l'azienda bresciana Wte, i cui capannoni sono stati sequestrati a Calvisano, Calcinato e Quinzano.
«Si tratta di un danno - osservano Meggetto e Ciafani - che potrebbe assumere le dimensioni del disastro ambientale, se gli accertamenti verificheranno lo stato di contaminazione dei suoli interessati. Per questo, e per la gravità delle condotte messe in atto, intendiamo costituirci parte civile nel processo a carico dei responsabili». Secondo i due ambientalisti «è grave che la pratica di trasformare i fanghi di depurazione in gessi si svolga in un quadro di totale, e ben nota, inadeguatezza delle norme» che non consentono controlli.



