«Premetto che stiamo commentando un’ipotesi investigativa, non i risultati di una caratterizzazione ambientale del suolo, sulla quale non ho informazioni». La cautela è d’obbligo per Giacomo Gerosa, professore ordinario di Fisica dell’atmosfera e docente di Scienze della Terra all’Università Cattolica di Brescia, prima di commentare il caso del presunto smaltimento di oltre 144mila tonnellate di rifiuti liquidi di un impianto di biogas su terreni agricoli tra Brescia e Bergamo. Dal 2022 al 2024, secondo il gip, l’impianto sequestrato a Chiari avrebbe tenuto spento o inattivo il sistema per abbattere l’azoto nel digestato: materiale che sarebbe stato poi distribuito nei campi.
Professore, perché l’azoto presente nel digestato deve essere abbattuto?
Deve essere rimosso perché è un forte fertilizzante: viene rapidamente convertito in nitrato da alcuni batteri e in questa forma nitrica percola nella falda e la contamina.
Se questo accade, quali sono i rischi per la salute?
Se vengono superati i limiti di legge – 50 microgrammi al litro – il nitrato nell’acqua può provocare metemoglobinemia, interferendo cioè col trasporto dell’ossigeno da parte dell’emoglobina.

Quali sono invece i problemi ambientali causati dall’eccesso di azoto nel suolo?
Potrebbe volatilizzare nell’atmosfera come ammoniaca, che è una precorritrice del PM secondario, formando quindi il particolato fine e ultra-fine, proprio quello che in Pianura Padana non riusciamo ad abbattere. In ultimo, c’è anche la possibilità di emissione di protossido di azoto, un gas serra molto più potente della CO2. Bisogna in ogni caso valutare in situ l’entità di questa contaminazione.
Nel caso fosse accertata, cosa bisognerebbe fare?
La cosa più urgente da fare sarebbe fare una caratterizzazione chimica del suolo e un piano agronomico che favorisca il sequestro dell’azoto da parte delle piante, in modo che non se ne vada via né verso l’atmosfera né verso la falda. Questo nell’ipotesi migliore, l’ipotesi peggiore sarebbe invece se il digestato contenesse, per esempio, dei metalli: in questo caso la contaminazione si farebbe ancora più seria.
Questi materiali da dove potrebbero derivare?
Essendo liquame zootecnico, bisognerebbe sapere come sono stati alimentati gli animali: si sa ad esempio che a volte si usano antibiotici, zinco e altri cofattori per favorirne la crescita. In quel caso potrebbero esserci dei residui di farmaci o di integratori dati agli animali, rimasti nel residuo digestato. Anche questa è una cosa che andrebbe monitorata.




