Il digestato prodotto dall’impianto di biogas della Green Energy Srl, con sede legale a Telgate (Bergamo) e impianto a Chiari, avrebbe determinato una «concreta esposizione a rischio della pubblica incolumità e/o dell’integrità dell’ambiente». È uno dei passaggi dell’ordinanza con cui il gip di Brescia ha disposto il sequestro dell’impianto nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione illecita di rifiuti condotta dal pm della dda di Brescia Teodoro Catananti.
Salute pubblica
Il giudice sottolinea che non si sarebbe trattato di una semplice irregolarità amministrativa. Le violazioni, scrive il gip, sono rilevanti «sul piano del pericolo della salute pubblica», proprio perché in grado di determinare un’esposizione concreta a rischio.
Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, il mancato abbattimento dell’azoto ammoniacale presente nei liquami zootecnici conferiti all’impianto avrebbe impedito di qualificare il materiale prodotto come sottoprodotto destinato all’uso agronomico. Il digestato, rileva il giudice, avrebbe dovuto essere invece considerato un rifiuto.
Nel provvedimento viene inoltre evidenziato che gli accertamenti hanno escluso che le anomalie fossero riconducibili a «guasti occasionali o a meri errori amministrativi». La produzione di digestato sarebbe proseguita mentre il sistema destinato all’abbattimento dell’azoto non avrebbe funzionato secondo quanto previsto.
Nel triennio 2022-2024 sarebbero state prodotte complessivamente 144.029 tonnellate di digestato. L’ordinanza ricostruisce inoltre episodi di pompaggio, trasporto e spandimento del materiale su terreni agricoli, con quantitativi di azoto superiori ai limiti previsti.
Non sarebbero episodi isolati
Per il gip, le condotte non sarebbero state episodiche. Gli accertamenti, si legge nell’ordinanza, hanno evidenziato modalità reiterate nonostante sopralluoghi, diffide e prescrizioni degli organi di controllo. Il giudice definisce inoltre le condotte accertate non come «inosservanze episodiche», ma come «una modalità gestionale consolidata», ritenendo concreto e attuale il pericolo che la disponibilità degli impianti potesse aggravare o protrarre le conseguenze del reato.
Da qui la decisione di sequestrare gli impianti e le strutture aziendali: il giudice ravvisa infatti un «concreto e attuale pericolo» che la loro libera disponibilità possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato o agevolare ulteriori illeciti ambientali.




