Paghi per quanta raccolta differenziata fai: per 2 bresciani su 10 è già così

In quaranta comuni la bolletta dei rifiuti è calcolata con la «tariffa puntuale». Risparmi per i cittadini
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Corsa verso la differenziata
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«La vera raccolta differenziata nasce davanti al lavello, facendo scelte consapevoli». Gianluigi Fondra, già assessore all’Ambiente in Loggia, è oggi nell’Associazione Brescia Green, va dritto al cuore della questione parlando, appunto, di raccolta differenziata.

Perché se è vero che molta strada è stata fatta su questo fronte (anche grazie all’introduzione del porta a porta), lo è altrettanto che il tratto ancora da percorrere (sul fronte soprattutto ambientale) è comunque significativo. E per compierlo serve un’aggiunta di impegno. Offrire un risparmio sulle bollette come «premio» per questo impegno è uno stimolo concreto per far sì che le persone (e le aziende) differenzino anche una buona parte dell’indifferenziata: la strada è l’applicazione della tariffazione puntuale.

Virtuosi

Anche di questo (e di molto, molto altro) si è parlato ieri pomeriggio durante l’incontro «Rifiuti: più differenzi meno paghi» che si è svolto in Sala Libretti; l’appuntamento moderato dal nostro direttore Nunzia Vallini è stato organizzato dal Comune di Brescia e dall’Associazione Brescia Green.

La tariffazione puntuale è attualmente applicata in 40 Comuni bresciani, coinvolti circa 280mila cittadini: 129mila utenze domestiche e oltre 17mila non domestiche.

Tra i Comuni ci sono Montichiari, Chiari, Ghedi, Rovato, ma anche i piccolissimi Cerveno, Losine e Ono San Pietro, solo per citarne alcuni. I sistemi di tariffazione puntuale, ha spiegato Walter Giacetti, consulente Ifel e membro del Comitato di verifica Anci Conai, si basano sull’approccio «paga per quello che butti», questo per attuare in modo ottimale il principio cardine delle politiche ambientali dell’Unione Europea, ovvero «chi inquina paga».

Come si legge nella direttiva Ue: «I regimi di tariffe puntuali gravano sui produttori di rifiuti sulla base della quantità effettiva di rifiuti prodotti e forniscono incentivi alla separazione alla fonte dei rifiuti riciclabili e alla riduzione dei rifiuti indifferenziati».

A che punto siamo

Ogni bresciano, in media, butta 510,6 kg di rifiuti all’anno, evidentemente troppi. L’orizzonte, neppure troppo lontano, come ha sottolineato ieri Fondra, è il 2027; entro tre anni quindi, secondo il piano regionale lombardo che ha recepito le direttive nazionali ed europee, bisogna arrivare all’83,3% di raccolta differenziata e al 67,8% di riutilizzo o riciclo.

Non solo: i rifiuti pro capite vanno ridotti dell’8,9%. L’obiettivo dell’Unione Europea è del 65% per il riciclaggio dei rifiuti urbani entro il 2035 (del 55% entro il 2025 e del 60% entro il 2030). Nel Bresciano la raccolta differenziata - lo ricordiamo - ha raggiunto il 76,3%, Acquafredda è il comune più virtuoso con il suo 93,5%.

Otto anni fa la città di Brescia scelse il sistema combinato che consiste nel lasciare i cassonetti, protetti da calotta, per umido e indifferenziato.

Una scelta vincente che in due anni fece balzare la raccolta dal 34% al 73% (un dato poi sceso al 68%, flessione dovuta ad una diversa gestione della frazione «verde»); ora c’è bisogno di fare di più, come confermato ieri da Camilla Bianchi, assessore all’Ambiente della Loggia, anche valutando la tariffa puntuale. «La riflessione è stata avviata - ha spiegato -, si tratta di un percorso molto ampio, ma la strada è sicuramente quella giusta».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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