C’è sempre un po’ di Brescia anche dove meno te lo aspetti: prendete la calla, pianta elegante, un fiore che, con buona probabilità, le vostre nonne coltivavano nelle aiuole tra giardino e orto. Ma cosa c’entra il nostro territorio con la calla, parola greca che vuol dire, non a caso, bella? Se però ci prendiamo la briga di andare a scoprire il nome in latino, ci si apre un mondo che dall’Africa ci porta in Valtrompia, a Bovegno, passando dalla Germania, nell’epoca eroica di studiosi e botanici senza frontiere.
Il nome
La calla era arrivata in Europa, inizialmente nota come giglio del Nilo, studiata dal botanico scozzese Philip Miller nel 1731, ma il suo nome scientifico e il piccolo mistero che la lega a Brescia arrivarono quasi un secolo dopo.
Il nome scientifico della nostra pianta è, infatti, Zantedeschia Aethiopica: Aethiopica, ovvero Etiopica, richiama l’origine dall’Africa subsahariana. A dire il vero la calla vive in ambienti umidi, e quindi non in Etiopia; ad inizio Ottocento, quando fu fatta conoscere dal botanico tedesco Kurt Sprengel, con il termine Etiopia si indicava il continente a sud del Sahara, in particolare, nel nostro caso, il Sud Africa.

I legami con Brescia
Ma la Valtrompia? Il mistero sta tutto in quella Zantedeschia. Zantedeschi chi era? Giovanni Zantedeschi era un veronese che si era trasferito, per via del suo lavoro di medico condotto, dapprima a Tremosine e poi, fino alla morte nel 1846, a Bovegno.
Medico appassionato, anatomo patologo, pioniere nell’uso delle acque ferrose a scopo curativo, ma con una grande, divorante, passione per la botanica. Il periodo tra Sette e Ottocento fu l’epoca d’oro della botanica e del giardinaggio bresciano: basterebbe solo citare l’orto botanico del Brozzoni e la creazione della camelia detta Vergine di Collebeato.
Zantedeschi, per primo, avrebbe descritto il Laserpizio insubrico e la Sassifraga ragnotelosa, fu autore di diversi studi sulla flora spontanea e i funghi del Bresciano e del Veronese. Sarebbe diventato anche socio dell’Ateneo di Brescia e un’autorità nel campo della flora alpina.
La gioia più grande per un botanico è la dedicazione di una pianta, questa sarebbe stata il frutto, però, di una di quelle amicizie dei secoli scorsi: magari solo epistolari, ma ricche di stimoli ed entusiasmo.
Zantedeschi tramite Ciro Pollini, celebre botanico veronese e docente universitario, sarebbe entrato in contatto con Sprengel. Il tedesco, nipote a sua volta di un altro grande studioso, aveva molti punti in comune con il nostro Zantedeschi, il nostro medico e appassionato della flora spontanea. Sprengel ammirava a tal punto l’opera del nostro ricercatore da dedicargli la nostra calla.

Coltivazione
Nel corso dell’Ottocento poi questa pianta si sarebbe imposta anche nel mondo dell’arte, da Renoir fino al Liberty dove la forma elegante avrebbe ispirato motivi decorativi ed infine a Georgia O’Keeffe, la signora delle calle.
Ma come si coltiva? Amata per il suo fiore slanciato e il fogliame verde brillante ama essere messa a dimora in zone luminose al riparo dal vento.
Vanno irrigate regolarmente, ma senza esagerare. Per questo va anche curato il drenaggio poiché, come tutte le bulbose, temono i ristagni d’acqua (possono marcire).



