Ambiente

Le Alpi lombarde conservano sempre meno acqua sotto forma di neve

A confermarlo sono i dati diffusi da Arpa Lombardia al termine della campagna di monitoraggio dello Snow Water Equivalent: valori nettamente inferiori alla media dell’ultimo decennio
Uno scorcio dell'Adamello - Amerigo Lendvai
Uno scorcio dell'Adamello - Amerigo Lendvai

Ci sono immagini che ingannano. Una nevicata abbondante, un ghiacciaio ancora imbiancato, un torrente gonfio dopo un temporale possono far pensare che l’acqua non manchi. Ma quando si passa dalle impressioni alle misurazioni emerge una realtà diversa: le montagne lombarde conservano sempre meno acqua sotto forma di neve. E quel che colpisce è che il fenomeno non rallenta. Al contrario, procede in un graduale ma costante peggioramento che anno dopo anno abbassa il livello delle riserve idriche naturali.

Il monitoraggio

A confermarlo sono i dati diffusi da Arpa Lombardia al termine della campagna di monitoraggio dello Snow Water Equivalent (Swe), l’indicatore che misura quanta acqua è effettivamente contenuta nel manto nevoso. La stagione 2025-2026 si chiude con valori nettamente inferiori alla media dell’ultimo decennio: a seconda delle zone alpine considerate, il deficit oscilla tra il 30 e il 60 per cento in meno di riserve. Una tendenza, purtroppo, ormai consolidata.

Al ribasso

Anche l’anno scorso le riserve erano inferiori alla norma. E lo stesso era accaduto nelle stagioni precedenti. La differenza è che il punto di partenza continua ad abbassarsi. In altre parole, ogni anno si accumula meno acqua di quello precedente. A rendere particolarmente insidioso il fenomeno è anche la distanza tra percezione e realtà. L’inverno appena trascorso non è stato privo di nevicate importanti. Tra novembre e marzo si sono registrati alcuni episodi significativi che hanno restituito l’immagine di montagne ricoperte di neve.

Ma si è trattato di eventi isolati, intervallati da lunghi periodi caratterizzati da precipitazioni scarse o assenti. Lo stesso è accaduto in primavera. Piogge intense e temporali localmente violenti hanno spesso monopolizzato l’attenzione, ma nel bilancio complessivo il contributo alle riserve idriche è risultato insufficiente. A pesare sono state soprattutto le temperature elevate. Il maggio appena trascorso è stato tra i più caldi mai registrati nel bresciano e anche sulle Alpi lombarde le temperature hanno accelerato la fusione della neve accumulata durante l’inverno.

Neve meno compatta

Non solo. La neve caduta si è rivelata mediamente meno densa e meno compatta rispetto al passato. Così, anche quando il paesaggio appariva generosamente imbiancato, il contenuto idrico effettivo del manto risultava inferiore alle attese. «Tutta la stagione nivologica è stata caratterizzata da uno scarso innevamento a tutte le quote – spiega Tommaso Porro, nivologo del Centro regionale Neve e Valanghe di Arpa Lombardia –. I quantitativi di acqua immagazzinata nel manto nevoso sono risultati complessivamente inferiori alla media storica, come confermano sia le stazioni meteorologiche sia i rilievi effettuati sui ghiacciai alpini».

Tra maggio e giugno Arpa ha condotto 55 carotaggi sui principali ghiacciai lombardi, compresi Adamello e Pisgana per il bacino dell’Oglio, e rispetto alla media del periodo 2016-2025, l’equivalente in acqua della neve accumulata è stata del 39 per cento in meno. Non c’è emergenza idrica, non ancora almeno. Molto dipenderà dalle precipitazioni delle prossime settimane, ma questi dati confermano che il grande serbatoio naturale rappresentato dalla neve e dai ghiacciai ha una dotazione sempre più ridotta e che, almeno per ora, la traiettoria continua a essere quella di una progressiva diminuzione delle riserve.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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