La moda è un territorio riservato a pochi. Ad ogni buon conto, esprimere un giudizio è lecito, soprattutto quando lo stupore sconfina nell’imbarazzo. È il caso dell’abito di Mugler, presentato a Parigi nella collezione primavera-estate 2027, caratterizzato da un’ampia scollatura sul fondoschiena. Non meno provocatorio era stato un modello di Duran Lantink che, l’anno scorso, aveva sfoggiato un ballonzolante seno finto, capace di lasciare basiti anche i più trasgressivi.
Ogni epoca ha il suo stile, ma i pensionati stentano a familiarizzare con guêpière e pizzi declinati al maschile come con le estreme trasparenze femminili. La proverbiale casalinga di Voghera prova addirittura nostalgia per la tradizione sartoriale, un tempo sinonimo di classe ed eleganza. Se la moda come fenomeno sociale e culturale si colloca nel tardo Medioevo, dalle tuniche corte delle schiave romane ai generosi décolleté del Settecento il passo non è stato breve.
Anche i bloomers, i primi pantaloni femminili ideati nell’Ottocento dall’attivista Amelia Bloomer, furono una piccola rivoluzione. E se oggi indossiamo abiti razionali, lo dobbiamo anche a Coco Chanel, che ha sdoganato la libertà. Tuttavia, la moda attuale non sembra renderci né più eleganti né più liberate. Un cappotto destrutturato, con le spalle spioventi e le maniche lunghe fino al dorso della mano, evoca atmosfere di povertà e riciclo.
Anche la bellissima attrice Kasia Smutniak, in un servizio fotografico, indossa un completo oversize. L’immagine restituisce la malinconia poetica dei clown del Cirque du Soleil. Ma proviamo a immaginarlo addosso a una donna che corre al lavoro, magari senza un filo di trucco! La verità è che la moda rompe gli argini e comunica attraverso un linguaggio fatto di simboli e provocazioni.
Indimenticabile fu l’abito della vendetta indossato da Diana dopo l’ammissione di infedeltà di Carlo: le spalle scoperte lanciarono un messaggio più efficace di tante dichiarazioni.Ciò che oggi conta è la libertà di vestirsi come si vuole. Lo dimostrano le ragazze che passeggiano in centro, indossando con disinvoltura la giacca del padre, stretta in vita da una cintura.
In un mondo bulimico di novità, per rendersi visibili bisogna saper coglierne le stravaganze. E la provocazione non passa certo attraverso il vecchio e rassicurante buon gusto. La gente vuole riconoscersi nelle contraddizioni della società. I modelli possono essere brutti, insoliti, perfino difettosi. Purché se ne parli. Inutile fare i bacchettoni: niente garantisce il successo più dell’eccesso!




