Gentilmente ma non umilmente

Se ci fosse un fan club dedicato ad Amalia Ercoli Finzi, mi iscriverei senza esitazione. Di lei colpiscono subito la semplicità e la naturale simpatia, ma soprattutto un dono raro: rendere accessibili concetti complessi anche a chi fatica a orientarsi in un mondo sempre più tecnico e indecifrabile.
L’ingegnera racconta la sua storia con leggerezza, senza minimizzare le difficoltà incontrate, avendo dovuto misurarsi con colleghi che, all’inizio, la scambiavano per una segretaria e le chiedevano persino di servire il caffè. Anche una scienziata che ha dedicato la vita allo spazio ha dovuto tenere i piedi per terra per conciliare l’astrofisica con la gestione familiare. E non deve essere stato né facile né indolore. Lo si capisce dagli aneddoti che, talvolta venati di maschilismo, riporta con fine ironia anche in televisione, dove insieme a Geppy Cucciari è una delle presenze più brillanti di «Splendida cornice».
Il suo straordinario percorso sembra oggi quasi in contrasto con l’immagine fragile di una signora che l’età ha reso ancora più minuta. L’artrosi ha segnato le sue mani, ma non ha scalfito la sua verve, acuta e disarmante. L’otto marzo, nella Giornata internazionale della donna, durante il suo intervento al Quirinale ha ricordato quando la sua “famiglia democratica” si riunì per un consulto sul referendum e decidere fra monarchia e repubblica. Il padre e la nonna, nata nel 1881, erano convintamente repubblicani; la madre, invece, votò monarchia perché «non sapeva come poteva finire».
Amalia all’epoca era una bambina, ma non ha mai dimenticato la risposta lapidaria della nonna, che attribuiva a quel re «codardo» il peso della sconfitta. Le sue parole hanno fatto il giro del web, evidenziando il paradosso per cui: «Donne laureate, in Italia, hanno avuto diritto di voto quarant’anni dopo uomini analfabeti». E ha strappato più di un sorriso quando, con ironia sottile e un filo tagliente, ha ricordato che le prostitute furono escluse dalla consultazione referendaria e ci volle tempo prima che ottenessero pieni diritti civili.
Nel luogo più simbolico della nostra democrazia, una piccola, grande donna di 88 anni ha rilanciato una sfida tutt’altro che retorica: riaffermando l’importanza di chiedere «gentilmente ma non umilmente i propri diritti». «La signora delle comete» ha parlato con la libertà che nasce dal merito, non dall’età, guardando le cose come sono. E, soprattutto, come dovrebbero essere.
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