Valtrompia e Lumezzane

«Cia delle bombole» spegne 105 candeline. Il segreto? Polenta

Ancora oggi si prepara i pasti, lava e stira. Ha visto con i suoi occhi le due guerre mondiali
In famiglia. Lucia con il figlio Rinaldo
In famiglia. Lucia con il figlio Rinaldo

È nata quando Giovanni Giolitti era presidente del Consiglio e ha visto con i suoi occhi le due guerre mondiali. Come se non bastasse, sa ricostruire praticamente a menadito gli alberi genealogici di quasi tutte le famiglie che nell’ultimo secolo hanno vissuto a Nave e a Caino. La straordinaria storia della vita di Lucia Antonelli, in paese conosciuta da tutti come Cia delle Bombole (o Frasina, scotöm ereditato dai genitori), ha tagliato il traguardo delle 105 primavere.

Una vita, la sua, dedicata al lavoro e alla famiglia. Senza per giunta mai perdere un colpo: Lucia è ancora oggi più lucida che mai, tanto che si prepara da sola i pasti, lava e stira i suoi vestiti e, addirittura, una fotografia scattata l’anno scorso da suo nipote la ritrae in piedi sul tavolo mentre spolvera con nonchalance il lampadario della cucina.

Misteri della genetica, verrebbe da dire, perché non c’è alcun trucco particolare dietro alla sua sorprendente longevità: nella dieta di Cia non sono mai mancati la polenta, la minestra e un bicchiere di vino a pasto. Se la sua mente è lucida, il corpo non è da meno: fino a 75 anni l’ultracentenaria ha portato in sella alla sua bicicletta nelle case di Nave e della Mitria le bombole del gas (da qui il soprannome Cia delle Bombole) e l’anno scorso la si poteva ancora vedere china nei campi del paese mentre raccoglieva le cicorie. Poi un incidente domestico l’ha costretta alcuni mesi a letto alla rsa Villa Fiori, ma una volta guarita è tornata a casa, dove vive assistita dal figlio Rinaldo e da sua moglie, che abitano al piano superiore.

Cia si è sposata due volte, la prima con Angelo Brozzoni (Cilì), che è morto poco dopo il matrimonio, e la seconda a 35 anni con Giuseppe Venturini (Bepi Frasì, da cui ha avuto il figlio Rinaldo), che è venuto a mancare una decina di anni dopo, nel 1958. Pur avendo sempre lavorato (prima in cartiera, poi alla Breda di via Milano, successivamente alla Gnutti di Lumezzane, dove stava in convitto dalle Suore poverelle) alla morte del secondo marito, che aveva un’officina meccanica in piazza, ha dovuto rimboccarsi ancora una volta le maniche per mandare avanti la casa e pagare gli studi di Rinaldo, il quale ancora oggi gestisce il negozio di elettrodomestici avviato dal padre vicino ai giardini dei Salesiani. La vita di Lucia è stata costellata da sacrifici sin da piccola: «Quando avevo quattro anni, durante la Prima guerra mondiale, a San Rocco c’erano i soldati che facevano il brodo con la carne - racconta -, io andavo da loro con un pentolone e quando potevano mi regalavano anche un pezzettino di carne: riesco ancora a ricordarne il sapore».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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