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IL CASO

Lo spinse, lo fece cadere e morire: la condanna è definitiva


Valsabbia
10 nov 2021, 07:08
Il Palazzo di Giustizia di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it

Il Palazzo di Giustizia di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it

Quattro anni, cinque mesi e 10 giorni di carcere. Questo il conto definitivo che Graziella Zanni dovrà scontare per l’omicidio preterintenzionale di Fulvio Ferremi, il 71enne vicino di casa di Preseglie morto il 9 novembre di sei anni fa nove giorni dopo la caduta da una staccionata provocata, al culmine dell’ennesimo litigio, dalla spinta della donna. Il verdetto è divenuto definitivo lo scorso venerdì.

A far scendere il giudicato sulla vicenda, che si aprì il 31 ottobre del 2015 e che non venne archiviata nonostante la richiesta del pm anche per l’opposizione degli eredi del defunto (rappresentanti dall’avvocato Luca Dagnoli), sono stati i giudici della Corte di Cassazione. Gli ermellini hanno reso inappellabile il verdetto con il quale la Corte d’appello di Brescia riconobbe la responsabilità della donna pur concedendole uno «sconto» di pena, rispetto ai 6 anni e 8 mesi che le aveva inflitto il primo grado.

La condanna supera la soglia (4 anni) stabilita per la concessione della sospensione condizionale della pena allo scopo di ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Nelle prossime ore potrebbe dunque scattare il carcere per lei, a meno che il magistrato di sorveglianza accolga l’istanza del suo legale. L’avvocato Gianfranco Abate ha chiesto che la sua assistita, tenuto conto dell’età (la donna ha più di 70 anni) e delle sue condizioni di salute, possa scontare la pena in detenzione domiciliare. La richiesta è al momento ancora sub judice, ma una decisione potrebbe arrivare ad esecuzione già avvenuta: un passaggio in carcere, per la signora, è eventualità da non escludere.

Definita la condanna della signora Zanni il caso tornerà in aula il 26 novembre. Davanti ai giudici si ritroveranno la figlia e il genero di Graziella Zanni. I due devono rispondere di falsa testimonianza, per l’esame reso nel corso del processo alla donna.

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