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IL CASO

Omicidio Ziliani, le confessioni choc: «Uccisa perché avevamo paura di lei»


Valcamonica
20 ott 2022, 06:00
Laura Ziliani e le due figlie Paola e Silvia Zani - Foto tratte dai profili Facebook

Laura Ziliani e le due figlie Paola e Silvia Zani - Foto tratte dai profili Facebook

Hanno parlato complessivamente per oltre 18 ore. Ammettendo quello che per mesi avevano provato a nascondere. «Comincio dichiarando subito che siamo stati effettivamente noi ad uccidere mia madre la sera tra il sette e l’otto maggio del 2021. Nella stessa notte abbiamo poi occultato il suo corpo. Non abbiamo invece nulla a che fare con il suo ritrovamento, dovuto ad una mera fatalità».

Iniziano così le confessioni choc contenute nei verbali degli interrogatori del maggio scorso di Paola e Silvia Zani e di Mirto Milani, «il trio criminale» accusato dell’omicidio di Laura Ziliani, l’ex vigile di Temù uccisa nel paese dell’Alta Vallecamonica dalle due figlie e dal fidanzato della maggiore e il cui cadavere venne ritrovato tra la vegetazione vicino al fiume Oglio. I tre, in carcere dal 24 settembre di un anno fa, crollarono solo dopo 8 mesi di detenzione quando leggendo gli atti in occasione della chiusura indagini scoprirono che un compagno di cella di Mirto aveva raccontato agli inquirenti le confessioni del ragazzo raccolte dietro le sbarre.

La buca era stata scavata dai tre indagati per seppellire la vittima - © www.giornaledibrescia.it

Cosa dice Silvia

«Se non avessi letto che Mirto si era confidato con il detenuto io non avrei mai parlato. Nonostante l’ergastolo o chissà che pena, io non volevo confessare nulla perché avrebbe avuto molte implicazioni nei confronti delle persone che hanno voluto bene a mia madre e a me» sono le parole di Silvia Zani, la più grande delle sorelle, riferite al pm nell’interrogatorio del 25 maggio. Iniziato alle 10.52 e terminato alle 20.15. Più di nove ore in cui la 28enne racconta tutto. E indica il presunto movente dell’omicidio della madre che non sarebbe, stando al racconto agli atti, per l’eredità della donna. «Eravamo disperati per i tentativi di mia madre di ucciderci e non sapevamo cosa fare» racconta Silvia. «Secondo la nostra idea mia madre si sentiva bloccata con tre figlie di cui una disabile e l’idea che avevamo era che voleva liberarsi di noi. E già nell’estate del 2020 iniziammo a pensare al modo in cui risolvere il problema: cioè ucciderla» si legge nei verbali.

La figlia maggiore di Laura Ziliani nella sua confessione racconta che la madre avrebbe in un’ occasione «messo della candeggina nel latte e in un’altra una sostanza caustica nel salino. Prima della morte di mia madre noi abbiamo avuto sentore della sua volontà di ucciderci solo tramite gli alimenti». Il piano omicidiario dei tre per eliminare Laura Ziliani inizia ad agosto di due anni fa. «Avevamo deciso per lo strangolamento. Dovevo fare questa cosa perché non avevo via di scampo, ma non volevo assolutamente che soffrisse. Inizialmente Mirto ed io - confessa Silvia Zani - ne avevamo parlato anche con mia sorella Paola, ma lei disse che non voleva saperne nulla e che anche se convinta che mia mamma volesse ucciderci, piuttosto che farle del male preferiva morire lei». Silvia Zani conferma il primo tentativo di omicidio, quando la madre viene avvelenata ad aprile, per poi soffermarsi sulla serata del 7 maggio 2021.

L’omicidio

«Dopo che mia madre aveva mangiato i muffin che le avevamo preparato con dentro benzodiazepine, iniziammo a cercare di capire come proseguire nel nostro progetto. Io ero convinta di quello che volevo fare. Ero decisa. Sono entrata nella camera da letto di mia madre, ricordo di averle messo le mani attorno al collo, Paola la teneva ferma con il suo peso. Mia madre ha iniziato a rantolare, a quel punto Mirto si è accorto che non stava andando come previsto ed è entrato in camera. Ha messo lui le mani sul collo di mia mamma. In un certo senso mi ha dato il cambio».

La ricostruzione: il percorso fatto per occultare il cadavere nel disegno di Silvia durante l’interrogatorio - © www.giornaledibrescia.it

Poi i tre vanno a seppellire il corpo vicino alla buca già creata sull’argine dell’Oglio. Mirto guida l’auto, Silvia è seduta al suo fianco, Paola dietro e il cadavere di Laura nel bagagliaio. Lungo un percorso che Silvia Zani disegna durante l’interrogatorio. «Confidavamo nel fatto che il corpo non sarebbe stato trovato per molto tempo o addirittura mai. Non abbiamo mai pensato alla possibilità di essere scoperti. Prima di attuare il nostro piano avevamo deciso che, una volta fatto, tutto doveva morire lì e che non ne avremmo più parlato». Poi Silvia aggiunge: «Devo dire che io mi sono ripresa mentalmente quando sono entrata in carcere. Dal momento dell’arresto mi sento meglio. Nella mia mente successivamente ai fatti ho cancellato l’omicidio».

Paola e Mirto

Paola Zani nel suo interrogatorio esordisce invece così: «Preciso che personalmente non ho fatto del male a mamma, non le ho messo le mani al collo, l’ho solo tenuta ferma». E quando il difensore chiede: «Perché non siete andati dalle forze dell’ordine per dire che avevate paura che vostra madre volesse uccidervi?» risponde: «Non avevamo prove e temevamo quindi che non ci credessero. Inoltre la pena per il tentato omicidio è comunque breve».

Mirto Milani - Foto tratta dal profilo Facebook

Sullo stesso punto, poco meno di 5 ore di confessione, Mirto Milani racconta che dopo l’omicidio avrebbero distrutto dei diari nei quali avevano raccontato le loro paure e i presunti episodi del cibo avvelenato da parte di Laura Ziliani. «Il nostro incubo era quello di essere avvelenati da Laura. Perché non abbiamo denunciato? Dal nostro punto di vista se i carabinieri avessero scoperto che Laura voleva farci del male, poi sarebbero per deduzione risaliti a noi, avendo la prova della nostra colpa».

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