A otto mesi esatti dall’avvio della prima radicale trasformazione in struttura (quasi) completamente Covid del presidio di Esine, l’ospedale di Vallecamonica si prepara al secondo (grande) mutamento. Lo ha annunciato ieri la direzione generale dell’Asst, dopo che per settimane gli accessi e i ricoveri di persone colpite da coronavirus si sono mantenuti molto bassi, ridotti a pochissime decine. Alla luce del progressivo incremento delle necessità assistenziali e di ricovero a livello regionale, l’ospedale di Esine si appresta a riconvertire i suoi reparti uno dopo l’altro, chiudendoli ai pazienti generalmente accolti per consentire un significativo ampliamento dei posti di degenza per acuti e per sub acuti Covid. In parallelo, saranno anche garantite maggiori disponibilità in terapia intensiva e rianimazione sempre per pazienti affetti da coronavirus.
Il piano. Non si tratta, come è chiaro, di necessità provenienti dal territorio camuno - dove i contagi continuano a essere circoscritti, ma soprattutto le necessità di cura e le urgenze scarse - ma di accogliere persone provenienti dagli altri territori della Lombardia maggiormente colpiti, come il Milanese e il Varesotto. Di conseguenza, sempre nei prossimi giorni, saranno sospesi i ricoveri programmati e tutta l’attività chirurgica non urgente, per mettere a disposizione, in questo caso, tutti i posti di terapia intensiva (che potrebbero arrivare a massimo 11-12). I letti rimanenti, che non verranno riconvertiti ma resteranno destinati a pazienti «normali», saranno riservati agli ammalati delle diverse patologie che, nei casi di necessità, saranno trasferiti in parte negli altri ospedali individuati dalla Regione come «hub» per patologie non-Covid. Una parte potrebbero invece essere inviati al nosocomio di Edolo, che continua a mantenersi destinato in via esclusiva a pazienti non Covid.


