Un oggetto caduto a terra può diventare un problema. Oppure l'occasione per inventare una soluzione. È quello che è successo a Federico Venturelli, studente di Matematica con curriculum in Informatica all'Università Cattolica di Brescia, che con X-Pick ha vinto il contest organizzato per inaugurare la nuova stampante 3D del campus di via della Garzetta.
Una piccola pinza tascabile, progettata e stampata in 3D, pensata per aiutare le persone in carrozzina a raccogliere gli oggetti in autonomia. Dall'idea ai test, fino alla vittoria, Venturelli racconta come un'esigenza quotidiana si sia trasformata in un progetto concreto di inclusione e innovazione.
Come è nata l'idea di X-Pick?
«Tutto è iniziato con il contest organizzato per l'inaugurazione della stampante 3D dell'università. Mi hanno chiesto di partecipare e ho accettato, anche se conoscevo poco questo mondo. Dovevo trovare un'idea e non è stato semplice. Qualche settimana prima ero al bar con alcuni compagni di corso e mi era caduto un oggetto. Una mia amica lo raccolse e mi disse: "Ma non esiste qualcosa che possa permetterti di raccogliere le cose da terra, soprattutto se sei da solo?". Le risposi che qualcosa esiste, ma spesso sono strumenti grandi e poco pratici da portare con sé. Quando è arrivato il contest, quella frase mi è tornata in mente e ho deciso di provare a creare qualcosa di utile, prima di tutto per me».

Da lì è iniziata la progettazione. È stato complicato?
«Molto. Non avevo esperienza né con la stampa 3D né con la progettazione. Ci sono voluti parecchi tentativi perché volevo uno strumento leggero, piccolo e facile da portare in giro, ma allo stesso tempo resistente. Ho cambiato diverse volte modello e configurazione prima di arrivare al risultato finale».
Che cos'è oggi X-Pick?
«È una sorta di pinza a pantografo con più snodi. Da chiusa è molto compatta, quasi tascabile, ma una volta aperta permette di raggiungere oggetti anche abbastanza lontani. Riesce a raccogliere sia oggetti molto piccoli, come una pendrive, sia altri più grandi e pesanti. È semplice, ma funziona bene».
Frequenti Matematica con curriculum in Informatica. Quanto hanno inciso i tuoi studi?
«Sicuramente la parte informatica mi ha aiutato a utilizzare i programmi per modellare in 3D e preparare i file per la stampa. Ma anche le competenze matematiche e fisiche sono state utili, soprattutto per studiare le forme, gli incastri e la resistenza dei pezzi».
Qual è stata la sfida tecnica più difficile?
«Renderlo resistente. Alla fine si tratta di piccoli pezzi di plastica collegati tra loro. Per mantenerlo piccolo e portatile ho dovuto ridurre molto le dimensioni e questo inizialmente lo rendeva fragile. Diverse versioni si sono rotte e ho dovuto ripensare il progetto più volte. Ora funziona bene, ma credo si possa ancora migliorare».
Hai già pensato a come renderlo disponibile ad altre persone?
«Sì. La mia idea è continuare a lavorarci durante l'estate per perfezionare alcuni dettagli e poi mettere il progetto online gratuitamente. Chiunque abbia accesso a una stampante 3D potrebbe realizzarlo spendendo pochissimo. Oggi ci sono anche biblioteche che mettono a disposizione gratuitamente queste tecnologie, quindi credo possa essere una soluzione davvero accessibile».

Il prototipo è già stato provato da altri?
«Sì. Accanto alla stampante c'è uno scaffale dove vengono esposti tutti i progetti, soprattutto quelli vincitori del contest. Molti studenti l'hanno provato e grazie ai loro suggerimenti ho individuato alcuni aspetti da migliorare. Anche altri studenti in carrozzina dell'università credo abbiano avuto modo di testarlo».
Che cosa hai provato quando hai scoperto di aver vinto?
«Non me l'aspettavo. C'erano tanti ragazzi molto preparati, tutti provenienti dai corsi di Matematica e Informatica. Io avevo cercato di dare il massimo e pensavo di aver avuto una buona idea, ma sentire pronunciare il mio nome è stato emozionante. E poi ricevere i complimenti dei professori mi ha fatto davvero piacere».
Pensi che questo premio possa essere il punto di partenza per altri progetti?
«Assolutamente sì. Questo progetto mi ha fatto riflettere molto sulle potenzialità della stampa 3D applicata all'accessibilità. Con costi contenuti si possono realizzare strumenti capaci di risolvere problemi concreti della vita quotidiana. Mi piacerebbe continuare a lavorare in questa direzione».
Se dovessi spiegare X-Pick in una frase, come lo definiresti?
«Un piccolo oggetto, semplice, che può cambiare la vita quotidiana. Perché a volte l'innovazione più importante nasce proprio dai bisogni di tutti i giorni».




