Università

Studenti che vivono lontano da casa: il bivio tra libertà e servizi

Appartamenti e convitti sono le principali soluzioni per i fuorisede: vantaggi e limiti messi sul piatto della bilancia
Barbara Fenotti
Una studentessa controlla la bacheca in università
Una studentessa controlla la bacheca in università

Una stanza in un appartamento condiviso oppure un posto in studentato. Per chi arriva a Brescia per frequentare l’università, trovata una sistemazione, la differenza non è soltanto nel prezzo: cambiano le spese da mettere in conto, i servizi, gli spazi e anche il modo di vivere gli anni degli studi. Francesco ha scelto la prima strada e divide un appartamento con altri due studenti, mentre Chiara vive in una residenza universitaria. Due esperienze diverse che r

In una singola

Francesco paga circa 400 euro al mese per una stanza singola, ai quali vanno aggiunte le utenze. «Quando ho iniziato a cercare pensavo di riuscire a spendere meno – racconta –. Ho visto diverse stanze, ma quelle più economiche spesso erano lontane dall’università oppure in appartamenti che avrebbero avuto bisogno di qualche intervento».

Alla fine ha scelto di spendere qualcosa in più per una casa ben collegata. Il vantaggio principale, per lui, è la libertà. «Non abbiamo particolari regole, possiamo invitare amici e organizzare le nostre giornate come vogliamo. Vivere in appartamento ti fa sentire anche un po’ meno studente e un po’ più residente in città». Il rovescio della medaglia sono i costi che si sommano al canone: luce, gas, internet e spese condominiali. «Soprattutto d’inverno la cifra cambia e non sai mai esattamente quanto spenderai. E se si rompe qualcosa bisogna sentire il proprietario e capire a chi spetta intervenire».

Nello studentato

Chiara ha invece scelto uno studentato, dove paga una retta mensile che comprende anche le spese. «Costa, e sicuramente non è una soluzione economica in assoluto, però sai dall’inizio quale sarà la cifra e hai una serie di servizi compresi» spiega. Nel suo caso pesano soprattutto la comodità degli spazi comuni, la possibilità di studiare senza uscire dalla struttura e la presenza di altri ragazzi. «Quando arrivi in una città che non conosci è un grande aiuto: nel giro di pochi giorni incontri persone, fai amicizia e trovi qualcuno con cui andare a lezione o uscire la sera».

C’è però anche meno autonomia rispetto a un appartamento. «Ci sono regole e spazi condivisi, quindi bisogna adattarsi. A volte mi piacerebbe avere la libertà che hanno gli amici che vivono in affitto». Sul prezzo, però, entrambi arrivano a una conclusione simile: vivere da fuorisede pesa sempre di più sul bilancio familiare. «Sotto certe cifre trovare una stanza dignitosa è difficile» osserva Francesco. E Chiara aggiunge: «Lo studentato offre servizi che giustificano almeno in parte la retta, ma resta una spesa importante».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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