Ho lasciato il tracciato d’asfalto che costeggia il Sebino e da un’imbarcazione godo la calma del lago, trait d’union tra la nostra provincia e quella orobica. In questo fine settimana che guarda all’estate, mentre solo l’altrieri pareva che una pallida primavera con i panni invernali prevalesse sulle nostre tribolate, quanto piacevoli, giornate un filo di malinconia m’assale pensando alla dipartita, il 31 maggio di sei anni or sono, di Christo.
L’artista, nato bulgaro che, lasciata la Cortina di ferro si fece statunitense, geniale nella sua semplicità, con l’inseparabile Jeanne-Claude Denat de Guillebon seppe coprire, con modalità che profumavano talvolta di magico, di surreale, pur insieme risultando di straordinaria efficacia e concretezza, monumenti e luoghi iconici alle più diverse latitudini.
Quello stesso artista, insieme alla moglie, musa ispiratrice, complice, amica, idealmente presente, ancorché scomparsa nel 2009 a New York, anche nelle opere formalmente realizzate in solitaria su queste acque sebine non impacchettò. Anzi, svelò, aprì il lago d’Iseo all’attenzione internazionale.
Accade ormai un decennio fa, quando grazie all’onirica installazione «The Floating Piers», ci consentì il laico miracolo di camminare sull’acqua. Quasi sentisse il desiderio di alleggerire, di scoprire, dopo decenni di impacchettamenti straordinari e spettacolari, dallo Wrapped Roman Wall di Porta Pinciana a Roma, nel 1974, quando per un mese, parte delle Mura Aureliane tra Via Veneto e il Parco di Villa Borghese, fu avvolta da propilene e corde, alla complessa opera Wrapped Reichstag che nel 1995 «confezionò» il Parlamento di Berlino.

Installazioni che ovunque – e noi qui lo abbiamo toccato con mano – hanno lasciato stupore nell’immediatezza e un perenne ricordo di unicità. Sul Sebino le ricadute sono ancora tangibili, con la crescita di presenze turistiche, l’incremento degli affitti brevi e la crescita dei valori immobiliari delle case a lago e con vista lago. Ciò nonostante, di quell’evento con incredibile eco planetario, di quel milione e 325mila presenze, sul territorio non c’è testimonianza.
Non un cippo, una targa, ricorda i complicati e intensi, bellissimi giorni nei quali, stupiti e ammirati dall’incredibile bellezza che avvolgeva i tre chilometri di giallo dalia, camminammo sull’acqua, quasi toccando con una mano la sponda bergamasca e con l’altra quella bresciana. Che la terra vi sia lieve, Christo e Jeanne-Claude.




