«Chiamatela come volete: arte emozionale, sogno o follia. In ogni caso è un evento. Evento di massa, per condividere un’esperienza senza precedenti e senza futuro. Desiderio di esserci, di camminare sull’acqua verso una meta da sogno. Rendere possibile l’impossibile nel nome di Christo, dove la suggestione evangelica si intreccia con l’esperienza sensoriale».
Così scriveva la direttrice, Nunzia Vallini, nell’editoriale che presentava una delle opere d’arte più curiose, maestose e pure godute che mente d’uomo abbia mai elaborato. Per due settimane il lago d’Iseo divenne veramente il centro del mondo. Almeno del nostro, di questo spicchio di terra conosciuto ben oltre i confini territoriali, ma che in quell’occasione divenne meta anche da parte di moltissimi bresciani e lombardi, consapevoli di camminare nella storia e non soltanto sulle acque.



