Da Expo a Floating Piers: tra il 2015 e il 2019 il Bresciano in mostra

Dalle luci sfavillanti dell’imponente «Albero della Vita», simbolo di Expo 2015 «made in Brescia», alla magia delle passerelle arancioni sospese sul lago d’Iseo durante gli incredibili giorni di Floating Piers. Gli anni tra il 2015 e il 2019 sono una grande vetrina internazionale per il Bresciano, che sfodera le proprie capacità di fare impresa, di promozione artistica e di attrattività turistica, poi «consacrate» nell’anno da Capitale della Cultura.
Chiome di luce
Icona di Expo 2015 – evento di respiro planetario che catalizza su Italia e Lombardia gli occhi del mondo – è l’imponente «Albero della Vita» al quale provvede un consorzio di 19 aziende bresciane. Progettato dall’archistar Marco Balic, è alto 37 metri per 70 tonnellate di peso: composto in legno e acciaio, accoglie una scala di 144 gradini che porta alla sommità e 25 km di cavi e impianti gestiti da una rete Lan. Giancarlo Turati, presidente della Piccola Aib e cofondatore del consorzio «Orgoglio Brescia», parla di quell’esperienza come di «un modello inedito di fare sistema tra aziende». Il GdB, all’inaugurazione dell’evento, registra il grande impatto suscitato dalla molteplicità di spettacoli di note e luci garantiti dall’installazione.

Al plauso del premier Matteo Renzi fa da controcanto la stroncatura di un pirotecnico Vittorio Sgarbi: «Una cosa da circo, Moira Orfei (che per inciso morirà proprio a Brescia il 21 dicembre dello stesso 2015, ndr) avrebbe fatto di meglio». Se l’Albero è l’emblema della brescianità alla fiera di Rho-Pero, l’impegno delle imprese del nostro territorio è molto più ampio: per i soli stand dei vari Paesi – scrive il GdB online a giugno 2015 – sono decine le aziende coinvolte con commesse per circa 60 milioni di euro. Seguono poi le giornate bresciane a tema: «La più grande operazione di marketing territoriale della storia di Brescia» per lo stesso Turati.
Arriva Christo
Quasi a far da ponte tra l’esperienza di Expo e i Floating Piers dell’anno seguente, è la mostra dedicata da Brescia Musei alle opere del periodo russo di Marc Chagall (novembre 2015-febbraio 2016), cui si intreccia il racconto per immagini del premio Nobel Dario Fo, grande cultore dell’artista russo-francese. A Santa Giulia giungono 30mila visitatori. Numero pressoché coincidente con la successiva mostra (aprile-settembre 2016) dedicata proprio a Christo e ai suoi «Water Projects», cifra del coinvolgimento della Leonessa al mega evento iseano. Che già la mostra si riveli catalizzatore di sguardi internazionali lo attesta un dato, riportato dal GdB del 20 settembre: «Il 40% dei visitatori dell’esposizione in Santa Giulia era straniero».
Di respiro ancor più internazionale si conferma l’esperienza vera e propria dei Floating Piers. In 15 giorni – fra il 18 giugno e il 3 luglio 2016 – oltre 1,2 milioni di persone passeggiano, saltano, scattano selfie e, persino, si sposano sull’acqua, calcando quei 5,5 km di tela arancione distesa a 35 cm dalla superficie lacustre su 220mila cubi di polietilene galleggianti e lungo le rive montisolane. Con un impatto incredibile sul territorio: ai picchi di 110mila visitatori al giorno, riepiloga il GdB del 5 luglio, si accompagnano 460mila passeggeri sui treni della Brescia-Iseo-Edolo e 400mila a bordo dei battelli da e per Montisola. Sul fronte sicurezza si contano 1.600 interventi sanitari, gestiti da 2.289 volontari, l’attivazione di un centro di coordinamento interforze e un imponente dispositivo di parcheggi e navette.

Enorme l’impatto mediatico, per la prima volta massicciamente social: le stime parlano di 250 milioni di utenti raggiunti tramite i contenuti taggati #TheFloatingPiers su Facebook, Instagram e Twitter. Anche per il GdB l’evento porta con sé la prima diretta streaming via Facebook durante la giornata inaugurale, mentre la webcam installata a Montisola in un solo giorno registra 1,5 milioni di clic. Per chi arriva a calcare i pontili, larghi 16 metri, il ritrovarsi in mezzo al lago a passeggiare, parte integrante dell’opera, è esperienza emozionante. Ma è arte o non è arte tutto ciò? Il dibattito imperversa. Indubbio invece è l’entusiasmo. Persino a installazione archiviata, con derive imprevedibili, come le aste su eBay: fino a 50 euro per gli scampoli del tessuto cangiante delle passerelle.
Paladino e la Vittoria Alata
Di proporzioni diverse, ma in scia con l’evento del 2016, si pone un altro progetto artistico sui generis: è il 2017 quando Brescia Musei ospita la mostra a cielo aperto di oltre 70 opere di Mimmo Paladino «Ouverture», che popola vari luoghi del centro storico. Lascito ideale del legame tra la città e l’artista beneventano è «La stele» (o l’«Uomo nero») che tuttora campeggia sul piedistallo di piazza Vittoria già del Bigio. A proposito di statue, prende avvio nel 2017 l’iter di studio e restauro della Vittoria Alata, simbolo della città. Al suo rientro dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, a fine 2020, sarà accolta dall’allestimento firmato da Navarro Baldeweg.
Tra gli eventi che si susseguono nel tentativo di attrarre sempre più turismo verso Brescia, nello stesso 2017 va registrata anche la prima edizione di «CidneOn», che trasforma il Castello in un forziere di luci e colori: il bilancio è di 150mila visitatori in cinque giorni. A luglio 2018, invece, tra entusiasmi e polemiche, apre a Limone, la passerella sospesa della ciclopedonale del Garda, costata 7,6 milioni: nei primi tre anni, a dispetto del lockdown, totalizza un milione di presenze.
Arriva la Tav
Una vocazione turistica di tale respiro, associata alla storica vitalità imprenditoriale, esige collegamenti di livello. Ferroviari in primis: nel 2016, terminano i lavori per l’Alta velocità sulla Milano-Brescia: 58,2 km di nuovi binari costati 2 miliardi di euro. All’inaugurazione, ci sono il ministro dei Trasporti Graziano Delrio e il governatore lombardo Roberto Maroni. Il primo Frecciarossa su linea dedicata arriva alle 6.45 del 10 dicembre. Ora si stendono i binari verso Verona.

Strage, sentenza storica
Se attrattività e infrastrutture dominano il periodo, la cronaca non è avara di casi clamorosi. Su tutti l’omicidio – dell’imprenditore trumplino Mario Bozzoli, che scompare l’8 ottobre 2015. Per il «delitto del decennio» è stato condannato in via definitiva all’ergastolo il nipote Giacomo, anche se è ora in attesa di giudizio per concorso in omicidio l’operaio Oscar Maggi.

E accanto alla drammatica scomparsa di Iuschra, 12enne affetta da autismo, che il 19 luglio 2018 si allontana dagli educatori con cui è in gita sull’altopiano di Cariadeghe (i suoi resti saranno ritrovati due anni dopo), si impone una sentenza storica: la Cassazione conferma la condanna di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la Strage di piazza Loggia. È il 20 giugno 2017: dalle 10.12 di quella mattina di fine maggio 1974 sono passati oltre 43 anni.
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