Chi ha vissuto l’emozione di osservare e ascoltare un maglio al lavoro, non può dimenticare il suo suono. Proprio così, non è un rumore, piuttosto un ritmo, un battito che diventa, appunto, suono. A Malegno, dove le «Fudine» hanno fatto risuonare per generazioni il proprio richiamo all’insegna dell’acqua e del ferro, il maglio non martellava soltanto l'acciaio rovente, scandiva il tempo di una giornata, di una stagione, di una vita intera.
Chi l’ha conosciuto, quel battito dal respiro unico, lo ricorda e racconta come una sinfonia precisa, fatta di colpi secchi e pause piene, alimentata dall'acqua che scorreva docile nell'apposito canale. Un ritmo che si imparava prima ancora di capirlo. Dall'acciaio incandescente, forgiati dall’abilità del Maister, che con rara maestria muoveva lunghe tenaglie, prendevano forma badili, secchi, zappe: oggetti umili, quotidiani, eppure figli di una sapienza che non si scriveva sui libri ma si tramandava di padre in figlio, nella stessa famiglia, accanto allo stesso maglio.
Il Maister, seguito dal braschì, giovanissimo apprendista cui spettava il compito di mantenere viva la brace sulla forgia, prima di lavorare il metallo lo ascoltava. Sapeva così quando era pronto, quanto tenerlo sulla fucina, come guidare il colpo perché la forma nascesse senza sforzo apparente. Un mestiere fatto di occhio, forza e memoria.
La rassegna
Qual mondo, pieno di fascino, è stato evocato e rivissuto proprio nel Museo Fudine di Malegno, in un incontro tra artigianato, letteratura e musica, organizzato nell’ambito della Settimana dei Mulini Storici promossa da Regione Lombardia ed Ersaf, in collaborazione con l’Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici (Aiams). La rassegna, prevista da una legge regionale, valorizza il patrimonio storico, culturale e paesaggistico legato ai mulini e agli antichi opifici, attraverso eventi che intrecciano conoscenza dei luoghi, arte, musica e letteratura.
Nell’occasione, la memoria del saper fare ha preso corpo e sostanza nel libro «Il maglio, una macchina invincibile», manuale scritto da Carlo Pedretti, maestro artigiano e imprenditore camuno, fondatore e presidente di Officina Fabre a Berzo Inferiore. La realtà è attiva in una fucina del Cinquecento, da un centinaio d’anni gestita dalla famiglia Pedretti, e imperniata su un progetto all’insegna di arte, scienza e tradizione per preservare e rilanciare l'antica arte della forgiatura e del ferro battuto attraverso l’Accademia del Ferro.
A supportare l’autore dei testi, Remo Tottoli al disegno tecnico 3D e Flavia Mora per la progettazione e realizzazione grafica, mentre Officina Fabre ha curato la realizzazione e la stampa, nel segno del riconosciuto ruolo di hub multidisciplinare, con significative collaborazioni, tra cui l’Accademia Santa Giulia, dedicato al mondo della ferrarezza. Il volume raccoglie l’esperienza maturata nel recupero e nel ripristino di antichi macchinari azionati dalla forza dell’acqua, valorizzando un sapere millenario tramandato di generazione in generazione.
Per i promotori dell’iniziativa: «Prima che il maglio ad acqua venga definitivamente consegnato alla categoria dell’archeologia industriale, è necessario conoscerlo, comprenderlo e riconoscerne il valore questo grazie ad un libro estremamente concreto e tecnico». La pubblicazione raccontare la parte tecnica considerandola, anche, metafora della vita umana. «L’acqua diventa forza motrice. Il ritmo regolare del maglio trasmette continuità e sicurezza. La sua potenza, guidata dall’ingegno umano, si trasforma in un colpo efficace e sorprendentemente dolce, capace di modellare il ferro riducendo la fatica del lavoro».
I promotori dell’appuntamento invitano a riflettere, partendo dall’ingegnoso congegno: non sempre, argomentano, la forza più grande è quella che si impone con maggiore violenza; spesso è il ritmo giusto a rendere il lavoro più efficace, sostenibile e armonioso. «Il maglio ci racconta così una forma di resilienza che non è soltanto resistenza, ma capacità di adattarsi, trasformare e perseverare. Ci insegna che l’efficienza nasce anche dall’equilibrio tra le parti e che la vera forza risiede nella collaborazione tra natura, tecnica e sapere artigiano». Talvolta servono buone pagine di carta per preservare e restituire vita a un patrimonio di ingegno, tecnica e cultura del lavoro, imperniato sull’acciaio.




