Storie

Web per tutti, anche per chi non vede: come si cura l’accessibilità digitale

L’utilizzo di siti e applicazioni spesso può essere difficile per persone con disabilità o con limitazioni fisiche: in Italia c’è un’azienda che aiuta le imprese a migliorare questo aspetto
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Non sempre i siti web sono facilmente accessibili a tutti
Non sempre i siti web sono facilmente accessibili a tutti

Consultare i siti web non è facile per tutti. Se a qualcuno sembra un’attività scontata, per altri, invece, la navigazione su internet può assomigliare a un percorso a ostacoli. È così, ad esempio, per molte persone con disabilità: utenti che soffrono di difficoltà visive, disabilità acustiche o limitazioni motorie. È il tema dell’«accessibilità digitale»: e c’è chi di lavoro si occupa proprio di aiutare enti, imprese e associazioni a migliorare l’interfaccia del proprio sito web in modo da renderla facilmente consultabile da tutti.

Specializzata in questo campo è l’azienda italiana Accessiway, che propone, tra le altre, consulenze e software per aiutare le aziende a migliorare il proprio livello di accessibilità e la conformità ai requisiti europei. Ma quali sono questi requisiti e come lavora un consulente si questo tipo? Lo abbiamo chiesto a Jacopo Deyla, chief accessibilty officier di Accessiway e membro dell’intergruppo parlamentare dedicato all’inclusione digitale.

Da quando si parla di questo tipo di accessibilità?

Il mestiere è necessario dal 2004, quando fu introdotta la prima normativa italiana ed europea che imponeva alle pubbliche amministrazioni di mettere nei contratti la clausola di accessibilità per i siti web. All'epoca non c'erano né applicazioni né software, ma secondo la normativa qualsiasi strumento digitale, anche un Dvd, doveva essere accessibile. A giugno dell'anno scorso, poi, è entrata in vigore una nuova normativa che ha esteso l'accessibilità non più solo alle pubbliche amministrazioni ma anche ai privati: siti di grandi aziende o di e-commerce, per esempio.

Quali sono oggi i principali problemi dell’accessibilità digitale?

Se consideriamo le persone con problemi di vista, anche soltanto la necessità di ingrandire i caratteri può generare problemi. A volte le persone devono aumentare i caratteri del 200 o del 400%: si tratta di ingrandimenti che possono mettere alla prova la fruibilità di un sito web, che non sempre riesce ad adattarsi correttamente a questi ingrandimenti.

Un altro problema, poi, possono essere i banner pubblicitari, che possono impedire la visione della pagina web quando si ingrandisce molto lo schermo. In generale, il fatto di vedere poco non impatta solo sulle persone con disabilità, ma anche sulle persone che invecchiano e che quindi potrebbero cominciare a vedere meno. Oltre ai problemi di vista o di udito, ci sono poi anche le «disabilità invisibili», legate per esempio al linguaggio: è un problema che riguarda soprattutto le pubbliche amministrazioni, che spesso scrivono in un modo tecnico e quindi difficile da capire per molte persone.

Concretamente, come lavorate per aiutare a migliorare l’accessibilità dei siti web?

Simuliamo la navigazione e l'utilizzo di device, sempre in condizioni particolari, ad esempio simulando problemi di vista o di udito. In questo modo testiamo l'accessibilità dei siti e aiutiamo a formare questa competenza all’interno delle aziende, sia a chi ha un sito web sia a chi ha una web app: quindi banche, pubbliche amministrazioni, grandi realtà aziendali, piattaforme di e-commerce. Forniamo loro un supporto per comprendere quali sono i problemi e quali, tra questi, vanno affrontati subito, perché potrebbero escludere intere categorie di persone: aiutiamo le aziende a capire dove investire i soldi per cercare di abbattere le barriere. Dal canto nostro, per poter dare questi consigli stiamo molto in contatto con le associazioni delle persone con disabilità, perché la cosa più importante è sempre conoscere le necessità di coloro per cui fai questo lavoro. 

Quante persone siete a fare questo lavoro in Italia?

Siamo ancora pochi, è un mestiere ancora un po' di nicchia. In Italia oggi siamo non più di 150 professionisti certificati come esperti di accessibilità digitale. Però è un mestiere richiesto dal mercato, soprattutto dalle grandi aziende di consulenza. È un lavoro molto bello, perché si aiutano le persone: lavori nella tecnologia ma fai qualcosa per gli altri. Dà una grande soddisfazione sapere che migliaia, magari anche milioni, di persone che prima non riuscivano a fare acquisti su un sito, a ordinare un prodotto online o a scaricare una certificazione dai portali della pubblica amministrazione ora possono farlo grazie al risultato del tuo lavoro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Tecnologia & Ambiente

Il futuro è già qui: tutto quello che c’è da sapere su Tecnologia e Ambiente.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Rivista BiesseRivista Biesse

Nel numero di luglio e agosto, in primo piano, la strada per salire in Maddalena.

SCOPRI DI PIÙ
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ
Il tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza.Il tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza.

Con GDB replica + Tablet hai il Giornale di Brescia sempre con te, anche lontano da casa.

SCOPRI DI PIÙ