E pensare che Vittoria Sbruzzi abita a Mompiano, non lontana dal Centro Natatorio, eppure a pallanuoto gioca a oltre 1300 chilometri da casa. Una scelta, più che un sacrificio, perché la ventiduenne bresciana è a Catania non solo per laurearsi in Scienze e tecnologie agrarie, ma anche per frequentare ben altra università, quella dell’Orizzonte, la più titolata società d’Europa, che ha al suo attivo 25 scudetti e ha vinto otto volte l’EuroLega.
Giovane promessa
«Qui il secondo posto non è nemmeno preso in considerazione – spiega Sbruzzi – e l’ho capito alle finali di Coppa Italia. Sino ad allora il nostro rendimento era stato altalenante, quando più contava la squadra ha tirato fuori gli artigli e a vincere siamo state noi». Anche se è al primo anno nel nuovo club, un bel contributo l’ha dato anche Vittoria che non sempre è nel sette di partenza, ma quando entra in acqua non passa mai inosservata. E ha lasciato il segno anche nei play off, andando a bersaglio la scorsa settimana nella semifinale d’andata vinta contro il Rapallo, la cui gara-2 è in programma domani nella piscina ligure. Il team etneo in caso di sconfitta giocherebbe comunque in casa l’eventuale bella e tutto lascia pensare che dopo la prima finale di Coppa Italia giocata in carriera, Sbruzzi sia destinata a vivere anche l’esperienza di una finale scudetto.

Considerata una delle giovani più promettenti d’Italia, ha già fatto molta strada nello sport e nella vita prendendo scelte coraggiose già da adolescente, quando a soli 14 anni, dopo essere salita in A2 con la An Brescia, si è spostata nel vivaio del Css Verona, dove nel 2019 esordì nel massimo torneo. Ha anche giocato i play off e ha partecipato a due Mondiali giovanili con l’Italia. Poi dopo la parentesi in A2 a Treviglio, due anni fa la decisione di frequentare l’Università di Catania e di giocare lì a pallanuoto, ma il suo primo approdo non è stato l’Orizzonte bensì la Brizz Acireale, dove Sbruzzi ha conquistato due salvezze in A1 ai play out. E la scorsa estate il grande salto nella squadra campione d’Italia.
«Qui si respira pallanuoto ogni momento della giornata, ci alleniamo anche più di una volta, alle sedute atletiche e tecniche si alternano quelle tattiche». E qui Sbruzzi ha conosciuto il mito della sua infanzia, la leggendaria Tania Di Mario, oro ad Atene 2004 con la nazionale italiana, oggi presidentessa del club siciliano. L’anno scorso, a 46 anni, è scesa ancora in acqua a dare una mano nella finale scudetto vinta contro la Sis Roma. «Pare abbia davvero smesso – sorride Vittoria – ma con lei non si sa mai. Ha una passione inestinguibile e contagiosa e ti fa sentire orgogliosa di far parte di questo gruppo».

Un altro rapporto solido Vittoria l’ha costruito con l’allenatrice Martina Miceli – altra protagonista del Setterosa olimpico – che la presentò così alla città il giorno dell’arrivo: «Sa difendere, è dotata di un gran tiro e con ottime qualità in attacco nell’uno contro uno. Era la giocatrice che cercavamo, giovane e con grandi margini di crescita, e ci ha subito fatto un’ottima impressione». Fiducia ben ripagata, Vittoria sta dando tutta se stessa in ogni partita anche perché sa che l’Orizzonte è una vetrina importante anche per la Nazionale. «Le categorie giovanili le ho fatto tutte e il mio prossimo obiettivo – ammette – è quella maggiore».
Il legame con Brescia
Vittoria a Catania si trova benissimo anche fuori dalla piscina, ogni domenica c’è chi la invita a pranzo come si fa in famiglia, il calore e l’ospitalità della gente l’hanno conquistata e l’esperienza lontana da casa l’ha educata all’autonomia. L’impegno a tempo pieno nella pallanuoto non le ha impedito di essere ormai molto vicina alla laurea che le consentirà di lavorare nell’azienda agricola di famiglia sul Garda. «Tutto vero, tutto bello – precisa – io però sono e mi sento bresciana, la mia città e i miei amici mi mancano tantissimo, quando ci ritroviamo magari a mesi di distanza è come se ci fossimo lasciati la sera prima. E quando la An nel 2021 vinse lo scudetto ero pazza di gioia. Mi trovavo a un raduno della nazionale giovanile, in piena era Covid, e seguii la partita al telefonino assieme ad alcune compagne di squadra liguri e quindi tifose del Recco. Al fischio finale ho gridato come una pazza». E il suo futuro Vittoria lo vede comunque a Brescia. «Giocare in A1 nella squadra della mia città – confessa – è quello che ho sempre sognato. E spero che prima o poi tutto ciò si avveri».



