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An Pallanuoto: le adolescenti delle giovanili in B superbe e imbattute

Vincenzo Cito
Nella rosa ci sono quasi solo ragazze di 15 e 16 anni: il paradosso della pallanuoto femminile è che abbiamo una Nazionale di vertice, eppure le professioniste sono pochissime
Le ragazze dell'An pallanuovo
Le ragazze dell'An pallanuovo
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Sono sette le meraviglie di Brescia e per la squadra cittadina di pallanuoto femminile forse non sono ancora finite qui. Dopo aver vinto finora tutte le partite di serie B, l’An si è guadagnata il diritto di partecipare ai play off che si disputeranno dopo l’ottava e ultima gara della stagione regolare, in programma domenica prossima, 3 maggio, in casa, contro la Canottieri Milano, già battuta 14-8 all’andata.

La squadra

Un cammino andato ogni oltre più rosea previsione, perché la formazione è composta quasi tutta da giocatrici non ancora sedicenni, cresciute nel settore giovanile, che hanno riportato il sorriso al Centro natatorio di Mompiano dopo la retrocessione dello scorso anno, cui è seguita, in estate, una totale rifondazione all’insegna della linea verde. Vedere giocare queste ragazze mette entusiasmo perché, trascinate dalla loro età, esprimono generosità e voglia di emergere. Nessuna si risparmia, a costo di sbagliare, e nulla riesce a fermarle. Soprattutto se le avversarie osano andare in vantaggio. Se accade, vengono immediatamente seppellite da parziali schiaccianti, come successo al Cormano (vinceva 1-3, si è trovato sotto 7-3) o al MilanoDue, che sul 5-4 si è beccato un break in di 8-0.

Un'azione in vasca
Un'azione in vasca

Chi entra non fa rimpiangere chi esce, tutte si sentono utili alla causa, pienamente coinvolte nel progetto da Camilla Zanola, un’allenatrice molto apprezzata a livello giovanile, che dà spazio a tutte (ha visto crescere molte delle proprie atlete). Quando le vede andare sotto, non si mostra mai preoccupata. «Sono le conseguenze dell’età – sospira –, certe pause in partita non sono dovute a mancanza di concentrazione, semmai alla gestione dell’emotività quando le cose non si mettono bene. Appena le ragazze comprendono che ai problemi bisogna rispondere col lavoro di gruppo e non con soluzioni individuali le cose si risolvono subito».

Alcune di queste giocatrici sono già finite in Nazionale, come le gemelle bergamasche Arianna e Irene Manenti, provenienti dall’Onda Blu, convocate più volte nell’Under 16 assieme a Emma Simoncelli, che ha attirato le attenzioni anche dell’Under 18 azzurra. A garantire esperienza – si fa per dire, vista l’età – le poche reduci della scorsa stagione, che sono il portiere Irene Fiorese (nata nel 2001) e Carlotta Lodrini (2005), che nell’ultimo turno di campionato (vinto 16-4 nella sfida di ritorno col Cormano) ha chiuso la partita con una squassante «beduina».

In porta
In porta

Le qualità ci sono, vanno affinate col tempo, nella prospettiva di poter tornare in A2 magari con una squadra composta ancora da ragazze cresciute in casa. «Il gap col campionato superiore è alto – precisa Zanola –. Basti vedere quanta fatica faccia quest’anno la matricola Project Sport di Torino, che non ha ancora vinto una partita».

Progetto

Più che alla promozione, dunque, l’An Brescia guarda molto più lontano. «La pallanuoto è uno sport molto impegnativo – spiega Zanola –. Anche in serie B richiede almeno cinque allenamenti alla settimana, due dei quali in palestra. E il rischio di perdere ragazze per strada è molto forte, specie quando vanno all’università e il tempo da dedicare allo sport si riduce. Fondamentale che vengano in piscina innanzitutto per divertirsi, senza sentirsi oppresse dalla necessità di vincere a tutti i costi. Solo in questo modo possono crescere in serenità. Poi sarà il tempo a decidere chi potrà proseguire a livelli più alti».

Il paradosso della pallanuoto femminile è che abbiamo una Nazionale di vertice – non a caso ribattezzata Setterosa –, eppure le professioniste sono pochissime, alcune delle quali giocano all’estero, anche perché qui questo sport ha ancora poca visibilità. «Certi pregiudizi tardano a morire – spiega la viceallenatrice Benedetta Serra –. Lo vediamo nel Progetto scuola, voluto per avvicinare i più piccoli. Le ragazze sono sempre in netta minoranza. Ma quando si convincono che è una disciplina alla loro portata poi non la lasciano più».

All’An Brescia trovano una famiglia. Non mancano le atlete che hanno poi proseguito da allenatrici, come successo alle stesse Zanola e Serra, entrambe ex pallanuotiste. La prima ha smesso nel 2017, quando l’altra cominciava. Ora si ritrovano assieme a bordo vasca per coltivare un grande sogno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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