«Qui si viene per disintossicarsi da tutto e da tutti, questo non è un albergo ma una grande casa nella quale tutti girano in accappatoio». Il «qui» è a un indirizzo preciso che da 38 anni è segnato nei calendar degli assistenti del jetset nazionale e internazionale: località Fasano di Gardone Riviera, sotto l’insegna Villa Paradiso. Dove si pratica l’arte perduta della discrezione che fa parte del pacchetto di remise en forme. Perciò no: Jöelle Vassal, la raffinata proprietaria arrivata da Avignone a fine anni 80, non è disposta a rivelare dettagli privati riferibili ai suoi prestigiosi ospiti: attori, soubrettes, cantanti, politici o anche ricchissimi imprenditori, manager e uomini d’affari. Da Villa Paradiso è transitato e transita il bel mondo, senza confini.
«Dall’Egitto come dagli Usa, dalla Francia come dal Libano, ospitiamo una clientela che arriva da ogni dove garantendo un servizio su misura e le giuste attenzioni per tutte. È il motivo per cui abbiamo 32 camere che potrebbero farci ospitare fino a 64 ospiti, ma abbiamo scelto di mettere un tetto a 48. Tutti si devono sentire adeguatamente seguiti e coccolati. Nella riservatezza più totale». Quelli che seguiranno insomma non saranno dei Villa Paradiso leaks, ma madame Jöelle sfoglia volentieri – e letteralmente – l’album dei ricordi e delle dediche. E qua e là, qualche aneddoto gustoso scappa finendo per restituire lo spaccato di un mondo che non è per tutti, ma che proprio per questo fa sognare.
Signora Vassal, com’è che una francese all’epoca di 18 anni arriva dalla Francia sul Garda per non andarsene più?
«Per i casi della vita. Venni bocciata alla maturità e in casa mia fu una tragedia dato che mio padre era preside di liceo. Per le vacanze avevo i miei piani, ma per punizione fui costretta a passarle con la mia famiglia che per quell’estate organizzò un viaggio di visita ai grandi laghi del Nord Italia. A Idro conobbi il mio ex marito col quale ci sposammo che avevo 20 anni. Prendemmo casa sul Garda e decidemmo di darci all’hôtellerie. Quando ci lasciammo la gestione restò a me e 38 anni dopo eccomi qui, insieme anche alle mie figlie Marion e Christel e alla nostra seconda e complementare struttura, la Maison du Relax».
Trentotto anni fa come ebbe l’idea di puntare sul concetto di beauty farm che allora non era ancora così presente?
«Mi era chiaro che non volevo gestire un hotel stagionale e che volevo puntare su un turismo diverso da quello medio del lago di Garda. Si stavano a quel tempo imponendo Messegué e Chenot con i loro metodi: sono andata in quel solco e devo dire che subito sono stata capita. Di nuovo comunque tornano i casi della vita perchè per avviare il tutto non avevo il know how sul mondo spa. Un’estetista belga che frequentavo qui mi diede una dritta su un realtà ligure che al contrario gestiva delle spa e faceva formazione, ma abbisognava di riferimenti per l’accoglienza».
Com’è il vostro modello vincente?
«Per una settimana qui non si pensa a niente, i clienti si affidano totalmente a noi, li gestiamo creando per ciascuno un percorso ad hoc. Questo piace soprattutto alle persone che nella loro vita invece devono sempre prendere decisioni. Poi è gradita la dimensione familiare che è data anche dal fatto che abbiamo pochissimo turn over anche del personale. Ho collaboratori che sono con me sin dagli inizi: questo dà credibilità alla struttura e rassicura gli ospiti che spesso chiedono di poter essere seguiti dal tal medico, dalla tal nutrizionista, dal tal ragazzo di sala. Il rivedere sempre le stesse facce li aiuta inoltre a sentirsi protetti perché sanno che la discrezione è regola ferrea. Il personale sa che non può chiedere foto e autografi a esempio a meno che non ci sia prima una richiesta di permesso da parte mia. Poi devo dire che spesso sono gli stessi ospiti vip a essere molto carini: ho in mente l’attore Bradley Cooper che fece una comparsata nelle cucine».
Già il nome di Cooper delinea il vostro livello...
«Venne con l’allora moglie e supermodella Irina Shayk: di una bellezza mozzafiato e di una semplicità incredibile. Mi è rimasta impressa. In generale la nostra clientela, tranne qualche rarissimo caso di delusioni, è molto bella nei modi. In generale noto che più sono al top più sono terra terra. Poi in generale amo molto libanesi, egiziani e arabi».

Chi fu il suo primo ospite noto?
«Vittorio Gassman: un fascino unico. Elegante, gentiluomo. Capitava che venisse prima di girare un film e allora lo vedevi camminare avanti e indietro in corridoio mentre ad alta voce ripassava i copioni: mi emoziono ancora se ci penso».

Possiamo dire che il vostro «testimonial» è Vasco Rossi?
«È nostro ospite da 35 anni: è splendido. Pensi che la prima volta che venne lo confidai a mia figlia di 16 anni che - proprio mia figlia! - lo disse a un’amica e così il giorno in cui arrivò trovò una folla...Non si arrabbiò però, fu molto carino anzi. E parimenti lo è sua moglie».
La richiesta più strana che ha ricevuto?
«La moglie di un personaggio molto noto, abbastanza nota anche lei, ci disse che era allergica a tutto e ci faceva lavare le lenzuola a mano. Poi c’è chi anche se per solo una settimana non si vuole separare da oggetti che gli ricordano casa e allora si presenta con bagagli in cui a esempio ci sono lo proprie tazzine del caffè o le proprie coperte. Lo stilista Galliano invece ci chiese di fargli trovare in stanza una particolare fragranza: era molto costosa e anche difficile da trovare, ma ci riuscimmo. Poi devo dire che a volte, quando parliamo di super vip, interagiamo con il loro entourage che magari per paura che qualcosa non fili liscio ci rivolge richieste tanto assurde che ci fanno pensare che avremo a che fare con personaggi molto difficili. Ma tali personaggi molto spesso si rivelano ben più semplici. A volte le difficoltà sono altre...».
Per esempio?
«Magari capita che in uno stesso periodo soggiornino ospiti vip che si conoscono, ma non si piacciono molto. Allora cerchiamo di non farli incrociare per quanto possibile. Oppure quando abbiamo anche clientela magari non abituata ai personaggi famosi cerchiamo di fare in modo che non si verifichino situazioni di invadenza».
Se le dico Tina Turner?
«Una persona fantastica. Quando un’amica comune mi preannunciò il suo arrivo non avevo una camera, ma rividi tutto il planning e facendo i salti mortali la sistemai nel migliore dei modi».
Le capitano prenotazioni da parte di persone normali che magari hanno risparmiato proprio per regalarsi l’esperienza della vita da voi?
«Sì e mi rendono molto felice. Anche a loro riservo le massime attenzioni».
Qui sono nate anche storie d’amore?
«Proprio una settimana fa un cliente di Parigi al quale sono molto affezionata è arrivato dalla Francia per un giorno soltanto per fare la proposta di matrimonio alla fidanzata italiana conosciuta qui. Si frequentarono un po’, poi si persero di vista e si incontrarono di nuovo a un evento a Parigi per fidanzarsi. Il fatto che abbiano suggellato qui la loro promessa mi commuove. Nei primi anni 2000 invece un signore che faceva cure cardiologiche all’ospedale qui vicino decise di soggiornare da noi per tutto il periodo del suo percorso medico. Con lui c’era il figlio di 6 anni per cui facemmo un eccezione dato che non accettiamo bambini. Quel piccolino è tornato di recente per dare l’anello alla fidanzata».




