L’ultima in ordine di tempo è stata New Balance. Prima di lei, Onitsuka Tiger ha lanciato una scarpetta che riporta ai Duemila e alle loro riconoscibili sneaker, ma stavolta quella stessa sneaker ha il profilo di una ballerina. Il trend ha già un paio d’anni, ma a quanto pare non è sulla via del tramonto: questa è l’estate delle sneakerine, portmanteau che fonde, appunto, «sneaker» e «ballerina». Di Puma (le Speedcat e le Mostro), di Adidas (le Taekwondo Mei e poi le Tokyo), di Nike… Di quest’ultimo marchio stanno tornando le Air Rift che sono sopravvissute in sordina ai Novanta tornando con la loro punta tabi sui piedi delle ragazze radical chic di tutta Europa; chi è stato alla Biennale di Venezia giura di averle viste dappertutto. Niente di più facile: per camminare ore e ore tra i padiglioni senza rinunciare allo stile della tabi di Margiela (ci arriviamo tra poco) sono il compromesso perfetto. Il concetto degli ultimi trend è quello di una scarpa da ginnastica che si fonde con lo stile delle ballerine e delle Mary Jane: look romantico e passo comodo, atteggiamento street style. Più eleganti di una classica sneaker da running, ma molto meno delicate di una ballerina tradizionale.
Sono pochissimi i marchi che non sono caduti in questa tendenza. Perfino Birkenstock ha proposto una rilettura della ballerina, mentre le passerelle hanno consacrato definitivamente la silhouette: Prada, Dries Van Noten e Miu Miu l’hanno reinterpretata in chiave satinata, sportiva o minimale, e i marchi dell’abbigliamento tecnico hanno seguito a ruota. Secondo Vogue Usa, Adidas con le Taekwondo e Puma con le Speedcat Ballet hanno registrato ripetuti sold out, segno che non si tratta più di una curiosità da fashion week.
Le tabi
A questo punto non si può non parlare di tabi. Che ormai non sono più solo firmate Maison Margiela: la casa di moda ha avuto l’intuizione e il merito di recuperare un design giapponese tradizionale – quello della punta divisa, tipica dei calzari tabi – trasformandolo in ballerine, stivaletti e décolleté diventati oggetti di culto.
Le Nike Air Rift sono, appunto, delle tabi. Jennifer Aniston le portava sul set tra un ciak e l’altro, prima e dopo aver indossato i panni di Rachel Green.
Lanciate nel 1996, erano nate ispirandosi ai corridori kenioti che gareggiavano quasi a piedi nudi nella Rift Valley. La punta separata, pensata per favorire un movimento più naturale del piede, è diventata con il tempo un dettaglio estetico prima ancora che tecnico. Cosa che sta accadendo anche con le Five Fingers di Vibram, leggere e resistenti, pensate inizialmente per i runner amanti della corsa naturale.
Per anni sono rimaste una scarpa di nicchia, amatissima nella scena di Harajuku in Giappone e ricercata dagli appassionati di sneaker vintage. Oggi sono tornate al centro della moda grazie al revival delle silhouette basse e affusolate. Jennifer Lawrence, Sarah Jessica Parker e Kim Kardashian sono tra le ultime celebrità ad averle riportate sotto i riflettori, mentre Nike ne continua a proporre nuove versioni, comprese quelle sviluppate insieme a Skims, il brand intimo-sportivo di Kim Kardashian.
Che piaccia o meno, dopo anni di suole maxi e volumi esagerati, la moda sta camminando in un’altra direzione. Possibilmente, con le dita dei piedi ben separate e la pianta a terra. Rivendicando il diritto a scendere dai tacchi e a non essere sempre e per forza sensuali come vorrebbe il male-gaze, lo sguardo maschile che per secoli ha dominato i prodotti culturali e narrativi.




