Storie

Perché il sup piace così tanto, anche sui laghi bresciani

Lo stand up paddle da disciplina di nicchia è diventato uno sport sempre più praticato, anche sulle acque bresciane e non solo al mare: dove provarlo
Alessia Tagliabue
Una ragazza su un sup
Una ragazza su un sup

Un modo nuovo di scoprire gli specchi d’acqua, tra escursioni, aperitivi in compagnia, amici a quattro zampe e yoga. Nelle ultime estati il sup è diventato uno dei protagonisti del turismo sull’acqua nel Bresciano. Acronimo di «stand up paddle», ovvero, letteralmente «pagaia in piedi», questa variante del surf arriva dagli Stati Uniti, dove la sua origine è legata al Beachboy Surfing negli anni ’50. Le prime notizie scritte della disciplina risalgono però al 1700 e si ipotizza che nelle Hawaii fosse utilizzata da millenni come tecnica di pesca. In primis disciplina sportiva, riconosciuta dalla Fissw (Federazione Italiana Surfing Sci nautico Wakeboard), negli ultimi anni è diventato un fenomeno indiscusso. Amplificato dai social network e dalla facilità di apprendimento, che lo rende accessibile anche da autodidatti, sono tanti ormai i punti sui laghi bresciani nei quali è possibile noleggiare tavole o fare lezioni, come spiega chi lo vive tutti i giorni.

La Sup Garda

Prima scuola Sup in Italia, oggi la Sup Garda, con sede a Manerba, è una realtà stabilita sul territorio locale e nazionale. «Abbiamo iniziato nel 2012 – ha raccontato Gianluca Martelli, uno dei soci fondatori –. All’inizio era quasi mortificante, arrivavamo in spiaggia e la gente indicava il Sup e ci chiedeva “ma cos’è questa cosa?”. In Germania e Svizzera lo hanno scoperto prima che in Italia, ma inizialmente si trattava di una disciplina marginale un po’ per tutti. Abbiamo iniziato a fare interviste, a sfruttare i social, a cercare di farlo conoscere a più persone possibili».

Un sup, ovvero uno stand up paddle
Un sup, ovvero uno stand up paddle

Poi, il boom. «In Italia ora è lo sport del momento, complici forse i social, forse buone strategie marketing: negli ultimi due anni c’è stato un boost». A Manerba chi viene a provarlo ha a disposizione tour guidati (all’alba, al tramonto o seguendo itinerari specifici), sup dog con cinofili, eventi ludici, romantic tour con champagne alle boe, ma c’è anche chi usa il sup per eventi di team bulding aziendale. L’utenza? «Equamente divisa tra maschi e femmine, c’è gente dai 20 ai 60 anni, ma la fascia d’età che generalmente torna e si appassiona è compresa tra i 32 e i 45 anni. Vengono sia italiani che stranieri».

Per anni la struttura è stato l’unico centro di formazione sup in Italia: oggi continua a formare istruttori, e non mancano anche corsi di educazione sportiva e ambientale con le scuole, esperienze con ragazzi con disabilità e altre iniziative nel sociale. «Siamo stati a lungo gli unici, il che è purtroppo anche indicativo di quanto questo paese investa per lo sport, e abbiamo formato istruttori che si sono poi spostati su altri laghi in tutto il nord Italia». Da sport a fenomeno di massa che, per Gianluca non si è ancora esaurito. «La maggioranza degli utenti quest’estate ha provato a fare sup per la prima volta, ergo il mercato non è saturo. Ci aspettiamo un’ulteriore crescita».

Sul lago d’Iseo

Dello stesso parere sul Sebino anche Giovanni Ghitti di Lagovivo Econoleggio, a Pilzone. La sua struttura ha aperto nel 2018: «Avevo tre sup, e ora ne ho 25 a disposizione – ha spiegato –: è una disciplina che piace un po’ a chiunque, sia turisti italiani che stranieri, sia amici che famiglie o coppie. L’aumento di interesse è stato notevole». Un fenomeno che si inserisce in un generale aumento di turisti sul lago, – «dopo il Floating Piers la cosa è stata esponenziale» – ma anche in una maggiore conoscenza del sup: prima soprattutto per gli stranieri, ora per tutti. Oltre alle classiche escursioni il noleggio offre il big sup, «una tavola gigante, che può contenere fino ad otto persone, che si usa anche per momenti aggregativi e rimane qua vicino alla costa», e corsi per tutti, anche per il dog sup, organizzati in collaborazione con un istruttore cinofilo.

Trend, sì, ma per prima cosa sport, come rimarcato da Narciso Madeddu della Surface Sup Academy di Marone, scuola ufficiale per l’insegnamento della disciplina e anche noleggio per tavole e kayak. «L’aumento di tavole sul lago negli ultimi anni è stato esponenziale – ha analizzato –: il sup è uno sport molto polivalente, ma è importante distinguere l’attività con la tavola ricreativa dallo sport». Tra i fattori del successo della disciplina anche tra gli amatori Narciso sottolinea l’abbassamento dei prezzi per l’acquisto delle tavole. «Si va dai 500/600 euro di qualche anno fa ai 200 euro attuali: la gente è curiosa, ed è più disposta ad acquistare».

Esplorazione, aggregazione, e fusione di sport: è il caso di Georgi Tonati, inglese e oggi residente a Clusane d’Iseo, dove tiene lezioni di yoga sup in inglese. «The mat lies, the water doesn’t – promette la sua pagina Instagram – Sup yoga is about presence. Or you’re in the lake» («Il materassino mente, l’acqua no. Nello yoga sul sup bisogna essere presenti. Altrimenti finisci nel lago»).

Lago d’Idro

Anche per Idro ai tour guidati alla scoperta del lago si è unito negli ultimi anni lo yoga: parola di Bernhard Schachinger, dall’Austria a Surfpoint Lago d’Idro – operativo dal 1987 – nella sede di Anfo. «Qua da noi l’orario migliore per scendere in acqua è la mattina presto, il lago è uno specchio ed è ottimo per fare sup, ma la gente viene tutto il giorno. Negli ultimi anni c’è davvero tanta più gente rispetto a prima». Un mercato saturo? «No, anzi, le innovazioni continuano: noi oggi proponiamo il wingfoil. Si sta in piedi su una tavola dotata di una deriva speciale chiamata foil (un’appendice con alette subacquee). Quando la velocità aumenta, il flusso dell'acqua solleva la tavola fuori dall’acqua».

Il wingfoil
Il wingfoil

Le regole

Ma qual è il rischio di un’attività che diventa così popolare e così di colpo? «Le persone la vedono come una cosa ludica, noleggiano un sup come farebbero con un pedalò – ha spiegato Martelli –. Non è così: bisogna sapere le regole di questo sport. Faccio un esempio: chi mai noleggerebbe un paio di sci e si lancerebbe sulle piste senza avere mai fatto neanche un’ora di lezione? Qua è la stessa cosa, il sup non è un giocattolo».

Parole rimarcate anche sul Sebino da Ghitti e Madeddu. «Noi siamo sempre accorti a spiegare all’utenza come funzionano le regole di navigazione – ha sottolineato Giovanni –: è importante sapere che sul lago non si è soli, ci sono tanti mezzi diversi, barche, kayak, pedalò». La questione, in primis, rimane quella della sicurezza, come sottolinea Narciso. Per lui, campione italiano di G.Master Sup Race 2025, una distinzione doverosa. «È bello vedere gente che scopre questa disciplina, ma a farla davvero correttamente sul lago sarà un 20% degli utenti».

Una prima discriminante, come dice l’acronimo stesso, è proprio quella dello stare in piedi. «Molti pagaiano seduti, o in ginocchio, come se fosse un materassino. Non è un problema, chiaramente, però è importante accostarsi sempre alla tavola in sicurezza. Vedo gente uscire senza giubbino o leash (una corda di sicurezza che lega una caviglia alla tavola ndr): questo è un lago prealpino, imprevedibile, che passa dall’essere un paradiso ad un inferno molto rapidamente».

Abbastanza sportivo per chi cerca una sfida, abbastanza semplice per chi vuole soltanto stare sull’acqua e abbastanza versatile da trasformarsi ogni volta in un’esperienza diversa: l’appello è di saperlo vivere nel modo più corretto, ma è certo che dai laghi bresciani, per ora, il sup sembra non avere intenzione di andarsene.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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