È arrivato fin dai primi minuti dopo il sisma il contributo, qualificato e efficiente e sempre apprezzato, di Brescia al soccorso prima e alla ricostruzione poi.
Come era già accaduto nel 2009 per l’Abruzzo e nel 2012 per l’Emilia, anche quando la terra ha tremato nel centro Italia dal coordinamento nazionale dei soccorsi si è chiesto appoggio alle squadre bresciane.
Unità cinofila di Ospitaletto
Tra i primi a mettersi in viaggio Davide Salvi, coordinatore delle Unità cinofile da ricerca di Ospitaletto: «Siamo partiti quella stessa notte. Solo da Ospitaletto eravamo in 11 con sette cani e poi abbiamo formato la colonna anche con il gruppo di Verolanuova e con Remo Bonetti, recentemente scomparso. Sulle 44 unità cinofile attive nel centro storico di Amatrice, 20 venivano da Brescia».
Di quelle ore ricorda soprattutto «come la vita cercasse di ripartire. Lavoravo al centro di comando dove l’attività era frenetica, di fronte avevamo un condominio dove erano state ricomposte le salme e dove c’era il silenzio della morte e del rispetto. Ma dalla finestra vedevo le mamme con i bambini al parco».
Nei contesti operativi «i nostri cani hanno lavorato per 72 ore, passando al setaccio le macerie. Noi abbiamo allestito un campo e ospitato gruppi che non avevano tenda e dovevano riposare. Sono state ore frenetiche, ho rielaborato poi, con calma, quello di cui siamo stati testimoni».
I Vigili del fuoco
Una posizione analoga è quella dell’allora capo Reparto Esperto dei Vigili del fuoco Donato Guerini, partito con le prime squadre: «Ero al centro in cui le persone venivano a chiederci il permesso per rientrare nelle case danneggiate, oppure di accompagnarli o ancora di entrare noi a recuperare cose per loro».
La scossa è stata di notte «e molti avevano solo il pigiama. Ci hanno chiesto di recuperare le loro scarpe e i loro vestiti, ci portavano delle piantine con indicati gli armadi», ma soprattutto «i più volevano anche salvare i propri ricordi, le foto di famiglia, le chiavette, i computer». Il caso emblematico «lo studio di un fotografo che era accanto al campanile di Amatrice, nel suo archivio c’era la storia del paese. Siamo entrati e lo abbiamo messo al sicuro appena in tempo. Dopo qualche ora, con una nuova scossa, è crollato tutto».




