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Amati sfida il Sahara: 270 km di corsa per la ricerca sulla Scn8a

Simone Bottura
L’ultrarunner gardesano di 55 anni alla Marathon des Sables: «Voglio dare visibilità a chi combatte la malattia»
La nuova sfida solidale di Rudi Amati alla Marathon des Sables
La nuova sfida solidale di Rudi Amati alla Marathon des Sables
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Di corsa per 270 chilometri nel Sahara, per dare voce alla ricerca: ecco la nuova sfida solidale di Rudi Amati alla Marathon des Sables. Dal 3 al 13 aprile l’ultrarunner 55enne di Toscolano Maderno affronterà la leggendaria ultramaratona a tappe nel deserto marocchino. Sei frazioni, 270 km, temperature che possono superare i 50 gradi di giorno e scendere fino a 10 gradi di notte, autosufficienza totale.

Gli obiettivi

Rudi non è nuovo alle prove al limite (come l’Everesting 8.848 portato a termine nel maggio scorso con Mauro Lazzarini, salendo otto volte sul Pizzoccolo in 27 ore), ma questa volta la sfida va ben oltre lo sport. Amati correrà al fianco dell’associazione «Scn8a Italia», con l’obiettivo di dare visibilità e sostegno alle famiglie che convivono con la rara mutazione genetica Scn8a. Ad oggi nel mondo sono noti circa 800 casi di mutazione Scn8a. Poco più di 30 i casi in Italia. È una malattia estremamente rara.

«Dopo il Tor des Géants del 2023 – dice Amati – volevo un’altra gara importante, ma cercavo con una motivazione più profonda».

Un incontro ha fatto la differenza: «Ho conosciuto Laura, triatleta del Gs Montegargnano. Suo fratello ha una figlia affetta da una malattia degenerativa dovuta alla mutazione del gene Scn8a. Da lì è nata la proposta di correre dando visibilità all’associazione. L’hanno accettata subito. Sapere di correre per qualcosa di più grande mi darà forza nei momenti difficili».

Per Amati non sarà la prima esperienza nel deserto: «Ho già corso due volte nel Sahara tunisino una 100 km no stop. Ora ho voluto alzare l’asticella».

Il messaggio

La Marathon des Sables è una prova estrema: «La preparazione – spiega Amati – riguarda fisico e mente. Mi seguono un coach e un nutrizionista, perché l’alimentazione sarà fondamentale: è una gara in autosufficienza, l’organizzazione fornisce solo l’acqua. Nello zaino avrò cibo per sei giorni, sacco a pelo e tutto il necessario per la sopravvivenza. Alla partenza peserà circa 13 chili». L’edizione 2026 della Marathon des Sables sarà ancora più impegnativa: «È il 40° anniversario della gara: la distanza totale passa da 250 a 270 km. Un vero regalo… si fa per dire». Al centro, però, resta l’obiettivo solidale. «Voglio trasformare la mia fatica in energia positiva».

Attraverso questa sfida si raccolgono fondi, per finanziare la ricerca sulla Scn8a e supportare le famiglie e fare informazione. Ogni donazione, ogni condivisione, ogni messaggio di incoraggiamento può fare la differenza. Perché, nel deserto come nella vita, ogni passo conta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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