Ci passiamo ogni giorno e magari, qualche volta, ce lo siamo anche chiesto: perché certe strade, vicoli e contrade di Brescia hanno nomi così strani? Basta leggere con un po’ più di attenzione le targhe del centro storico per imbattersi in parole insolite, come «rua», «tresanda» o «corsetto», e in denominazioni che arrivano direttamente da un’altra epoca. E in effetti è proprio così: dietro quei nomi si nascondono mestieri scomparsi, antiche botteghe, corsi d’acqua, edifici che non esistono più e piccoli frammenti della vita quotidiana della Brescia di secoli fa.
Le «rue»
Basta addentrarsi nel quartiere del Carmine, per esempio, per incontrare due di questi interessanti toponimi a pochi passi di distanza: rua Sovera e rua Confettora. La prima deve il proprio nome ai «soyari» o «soari», gli artigiani che lavoravano il legno realizzando botti, mastelli e altri recipienti. Il termine «rua», invece, è una traccia dall’origine ancora più antica: utilizzato per indicare una strada, il termine sarebbe arrivato in città durante la dominazione franca.
Rua Sovera è quindi una sorta di piccolo fossile linguistico rimasto incastonato nello stradario cittadino, capace di conservare nella stessa denominazione sia una parola medievale sia il ricordo di un mestiere ormai (quasi) scomparso. Poco distante c’è invece rua Confettora, che a un orecchio contemporaneo potrebbe far pensare subito a confetti e dolciumi. In realtà i «confettori» erano tutt’altro. Si trattava infatti dei conciatori di pelli, una delle categorie di artigiani che per secoli caratterizzarono questa parte della città. Non è casuale che lavorassero proprio qui. Il quartiere era attraversato da corsi d’acqua indispensabili alle concerie e le abitazioni degli artigiani disponevano anche di altane e solai aperti dove le pelli potevano essere stese ad asciugare. Il nome anticamente indicava addirittura un tratto dell’attuale via San Faustino, mentre oggi è sopravvissuto nel piccolo vicolo laterale che porta ancora il suo nome.
Bassiche e Cossere
Non meno curiosa è la celebre contrada delle Bassiche, tra corso Garibaldi e contrada della Mansione. In questo caso bisogna guardare alla conformazione che un tempo aveva questa parte della città: qui si trovavano terreni posti a una quota più bassa rispetto alle zone circostanti, dove tendevano a confluire anche le acque provenienti da nord. Erano insomma i cosiddetti «campi bassi», espressione dalla quale derivò anche il nome della contrada. Una parte della strada fu infatti chiamata Contrada Bassa e successivamente Bazziche, fino ad arrivare alle attuali Bassiche.
Bisogna invece tornare nel campo degli abiti per decifrare contrada delle Cossere, la stretta strada che collega via Dante a corso Mameli. L’attuale denominazione fu assegnata all’intera contrada nel 1897, ma un tratto della strada era già conosciuto come vicolo delle Cossere: il termine deriverebbe da «cossere» o «coscere», capi d’abbigliamento simili a calze. All’angolo con corso Mameli c’è ancora oggi anche il celebre Mostasù dèle Cosére, il grande faccione di pietra senza naso attorno al quale nei secoli sono fiorite numerose leggende.

E di abbigliamento religioso, in un certo senso, si può parlare anche per vicolo delle Dimesse, che da corso Garibaldi conduce verso via Fratelli Cairoli. Il nome è ancora oggi quello ufficiale e rimanda alle «Dimesse», donne consacrate che, a differenza delle monache, vivevano la propria vocazione fuori dalla clausura. Nel Seicento alcune di loro risiedevano proprio nelle case di questo vicolo, lasciando così la propria presenza impressa nello stradario cittadino.
Via delle Battaglie
C’è poi via delle Battaglie, e qui la faccenda si complica. Il nome è attestato almeno dal Settecento nella forma «alle Battaje», ma sul motivo non c’è accordo. Potrebbe ricordare una battaglia combattuta nel 1402 tra guelfi e ghibellini, oppure gli scontri del 1426 tra Milanesi e Veneziani nei pressi di Porta Pile, ma anche quelli del 1512 durante il sacco di Brescia. Lo storico Paolo Guerrini avanzò però un’ipotesi decisamente meno guerresca: il nome deriverebbe dalla famiglia Battaglia, che abitava nella zona e le cui ultime eredi erano popolarmente chiamate proprio «le Battaje».
Non tutti i nomi, però, si lasciano decifrare altrettanto facilmente. Lo stradario di Brescia conserva tuttora nomi evocativi come vicolo dell’Inganno, vicolo del Capriccio, vicolo delle Lucertole, vicolo della Costanza, vicolo delle Stelle e, poco distante, vicolo della Luna e persino un vicolo Deserto. Toponimi che sembrano quasi titoli di racconti e di fiabe che sono ancora ufficialmente utilizzati, anche se per alcuni di essi l’origine si perde molto più facilmente nelle pieghe della storia.
E se quelli sopravvissuti possono già strappare un sorriso, tra i nomi cancellati dallo stradario ce n’è uno che probabilmente li batte tutti. «Vicolo del Vituperio» era l’antica denominazione dell’attuale via Ventura Fenarolo, il vicolo che si apre proprio di fronte alla chiesa di Santa Maria del Carmine. In questo caso il significato era tutt’altro che misterioso: l’appellativo alludeva alla presenza delle prostitute che frequentavano la zona. Il nome scomparve con la revisione della toponomastica cittadina del 1909, quando molte denominazioni sedimentate nel corso dei secoli furono sostituite.


