Arrivò a Brescia il 27 maggio 1796 su una carrozza trainata da quattro cavalli, dopo una breve sosta a Ospitaletto. Entrò in città da porta San Nazaro, attraversò la città e si fermò in piazza Duomo. Chiese quindi un alloggio vicino alle truppe accampate tra le porte di San Nazaro e Torrelunga, per poi farsi cedere dall’abate Mauro Soldo l’appartamento nel monastero di Sant’Eufemia. Fu qui che si fermò per due giorni Napoleone Bonaparte, il cui passaggio a Brescia – otto anni prima di diventare imperatore – segna l’inizio di una presenza intermittente. Una presenza che ha lasciato segni nella geografia della città.
Dal monastero di Santa Eufemia al Broletto
Il primo indirizzo napoleonico è dunque il monastero di Sant’Eufemia. Fu qui che Bonaparte (morto il 5 maggio del 1821) alloggiò il 27 e il 28 maggio 1796. Il monastero si trovava vicino alle truppe accampate ed era quindi un punto strategico, più che rappresentativo. In queste stanze Napoleone scrisse dispacci, ricevette persone, si organizzò: il monastero divenne un centro operativo temporaneo.
Il giorno successivo all’arrivo si spostò quindi al Broletto, che in quel momento era il cuore istituzionale della Brescia veneta. Qui incontrò il capitano vice podestà Alvise Mocenigo, rendendo il palazzo per qualche ora uno spazio diplomatico di confronto con il potere locale.

L’albergo del Gambero e palazzo Fenaroli
La seconda volta di Napoleone a Brescia fu nel luglio 1796. Bonaparte non scelse più il monastero, preferendo alloggiare all’albergo del Gambero. Non un palazzo nobiliare, dunque, ma un luogo di passaggio, adatto agli incontri rapidi. Qui ricevette le autorità venete e in particolare il provveditore Battaggia, in uno spazio più pratico, meno formale. Dell’albergo in corsia del Gambero (in cui soggiornò, pare, anche Ugo Foscolo) oggi non rimane traccia: il bombardamento alleato del 13 luglio 1944 lo fece collassare.
Tornando a Bonaparte, pochi giorni dopo lo raggiunse Giuseppina Beauharnais, con cui si era sposato nel marzo di quell’anno: i due si spostarono a palazzo Fenaroli, oggi Bettoni Cazzago, in via Marsala 17, ben più sfarzoso e mondano, con ambienti più ampi e più adatti agli impegni di rappresentanza.

Qui Napoleone e Giuseppina soggiornarono tre giorni. Il palazzo diventò punto di partenza per visite agli ospedali, per uscite in città, per momenti pubblici come il ballo in Broletto del 28 luglio. Anche gli incontri politici passarono da qui: tra questi quello con il cardinale Mattei, poi confinato nel monastero di San Faustino.
Lonato, Desenzano, Castenedolo
La presenza di Napoleone non si ferma dentro le mura. Il sistema dei luoghi si allarga subito al territorio. A Lonato, il 30 luglio 1796, si trovò con pochi uomini quando arrivò una divisione austriaca. Il paese diventò teatro di un episodio decisivo: Napoleone evitò la resa con un bluff, facendo credere di avere alle spalle l’intero esercito francese.
A Desenzano tornò invece più volte. Il 31 agosto e l’1 settembre 1796, per esempio, quando la località gardesana divenne per lui un nodo logistico. In seguito, nel novembre dello stesso anno, soggiornò nella casa del dottore Daniele Parini. La tradizione vuole che in queste stanze studiò il piano della battaglia di Rivoli. Sull’architrave dell’alcova resta una scritta: «Ici il réposà. Nov. 1796».
A Castenedolo, il 3 agosto, si fermò invece nella casa Ruspini-Guidetti. Scrisse lettere, organizzò gli spostamenti, poi ripartì per Lonato e tornò la sera stessa. Anche qui il luogo era funzionale: una base temporanea, legata alle operazioni.
Piazza Loggia, Montichiari e i luoghi del potere
Quando tornò in città da imperatore, nel 1805, la geografia cambiò. Era l'11 giugno, era staIn piazza Loggia venne prima di tutto eretta una colonna in suo onore. Alla base, simboli e figure dei fiumi locali: Oglio, Chiese, Mella, Garza. Anche in questo caso a ospitarlo fu casa Fenaroli.
Anche fuori città, a Montichiari, nella brughiera, venne eretto un monumento per ricordare le prime battaglie combattute nel territorio bresciano. È un altro punto della mappa napoleonica legato alla memoria militare. A Montirone Napoleone fu invece ospite dei conti Lechi. Da qui si spostò per assistere alla rivista delle truppe nella brughiera.
Il cimitero Vantiniano, parco Ducos e il Grande
Va poi ricordato il cimitero Vantiniano, perché a Napoleone deve proprio la sua origine. Il camposanto monumentale di Brescia nacque da un decreto di Napoleone Bonaparte del 5 settembre 1806, che proibì le sepolture nelle chiese e nei sagrati e impose di collocarle fuori dai centri abitati. A Brescia venne scelto un campo lungo la strada provinciale oltre la barriera, poco oltre Campo Fiera. Benedetto nel 1810 dal vescovo Nava, accolse subito le prime salme; al centro fu posta una grande croce di ferro.
Negli anni seguenti lo spazio si trasformò. Per iniziativa del canonico Gerolamo Barbera si decise di costruire una chiesa, affidata all’architetto Rodolfo Vantini, che progettò anche i portici laterali destinati alle tombe di famiglia. La prima pietra fu posta nel 1816, la chiesa fu inaugurata nel 1824.

Nel corso dell’Ottocento il complesso si ampliò e si arricchì di monumenti, fino a diventare un luogo centrale della memoria cittadina. Interventi successivi, tra cui il riassetto dell’ingresso e la costruzione dell’ossario nel 1931, ne consolidarono la forma, che mentiene tuttavia l’impianto originario.
C’è poi parco Ducos, che prima di essere un parco pubblico era un giardino. La sua origine è napoleonica: fu infatti un lascito di Bonaparte alla contessa Ducos per l’aiuto che diede all’imperatore.
Molti, infine, non sanno che anche il Teatro Grande è legato a Napoleone. Perlomeno, il suo nome. L’Accademia degli Erranti fondò il primo teatro in corso Zanardelli nel 1664, ma l’architettura attuale è una ricostruzione ottocentesca.
Allora si chiamava «Teatro il Grande»: fu nominato così perché l’Accademia lo volle dedicare proprio a Napoleone, «il grande». Il telefono senza fili della città con il tempo modificò il nome colloquiale, chiamandolo «Teatro Grande». E così ridimensionò la grandeur iniziale del Massimo cittadino.




