Due psicologi gardesani in Ucraina, al fronte della salute mentale

La onlus Resilience fornisce supporto psichico agli operatori in zona di guerra: il team in partenza è composto da Marcello Kreiner di Gardone Riviera e Cristina Zeni di Brescia
Gli psicologi di Resilience in missione in Ucraina - © www.giornaledibrescia.it
Gli psicologi di Resilience in missione in Ucraina - © www.giornaledibrescia.it
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C’è un fronte della guerra che non si vede. È il fronte della salute mentale, delle ferite invisibili ma profonde e durature. Su questo terreno si muove la nuova missione in Ucraina di Resilience, onlus gardesana impegnata dal 2009 nel supporto psico-sociale in contesti di guerra e di emergenza. Al suo attivo ha 120 missioni nel mondo per fornire supporto psico-sociale a chi ha perso tutto.

La missione

La missione, in programma da domani al 2 febbraio, si articola in più tappe e ha due obiettivi: da un lato l’avvio di un servizio stabile di «staff care» per il supporto psicologico degli operatori ucraini a Poltava e la formazione di operatori presso un centro di salute mentale a Kiev; dall’altro la creazione di una succursale di Resilience, gestita da professionisti ucraini ma supervisionata dall’organizzazione madre. Il team in partenza è composto dagli psicologi Marcello Kreiner di Gardone Riviera e Cristina Zeni di Brescia; con loro anche il salodiano Marco Mastrorilli, responsabile comunicazione di Resilience.

Il viaggio

Il primo appuntamento è a Odessa, dove il team di Resilience incontrerà i colleghi ucraini per definire la strategia operativa e avviare formalmente l’associazione locale. Dal 26 al 27 gennaio la missione si sposterà a Poltava, per il supporto psicologico agli operatori impegnati nelle aree di conflitto, con l’obiettivo di contenere l’impatto emotivo di un’esposizione prolungata alla guerra.

Infine, a Kiev, dal 28 al 31 gennaio, è prevista attività di formazione in un centro di salute mentale e con il completamento del percorso di fondazione del branch Resilience in Ucraina. Kreiner e colleghi combattono un nemico invisibile: i disturbi mentali che colpiscono reduci, rifugiati e sopravvissuti, in scenari in cui sono i bambini a pagare il prezzo più alto.

I dati

I dati parlano chiaro: «Su 100 persone che vivono in aree di conflitto – spiegano gli psicologi di Resilience – ​​​​​​ 22 soffrono di disturbi come ansia e depressione. Nel mondo sono oltre 200 milioni le persone che sviluppano problemi di salute mentale a causa della vicinanza a zone di guerra. E più di un bambino su tre che vive in aree di conflitto manifesta sintomi di Ptsd (disturbo da stress post-traumatico), con effetti devastanti sullo sviluppo».

Resilience cerca di alleviare tanta sofferenza, attraverso relazioni che promuovano miglioramenti significativi in individui, famiglie e comunità. È possibile seguire la missione sul loro profilo Instagram.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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