Shevchuk: «Pace e ricostruzione in Ucraina, le donne saranno determinanti»

La ricercatrice, ospite nei giorni scorsi del Festival della Pace, ha analizzato il conflitto con una lente di genere
Una donna con un bambino a Mariupol - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una donna con un bambino a Mariupol - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Una società in trasformazione, dove la spinta progressista generata dalle contingenze si scontra col modello familiare patriarcale; e dove le donne stanno reclamando ruoli, competenze e incarichi a tutti i livelli, sia in ambito civile che militare. È la fotografia scattata da Sofiia Shevchuk, ricercatrice e autrice del rapporto «Women For Peace and Security. A focus on Women’s Resilience and Advocacy in Ukraine», commissionato da Women in International Security Italy per analizzare il conflitto attraverso una lente di genere. Sofiia Shevchuk è stata nei giorni scorsi ospite del Festival della Pace di Brescia, nell’ambito di una tavola rotonda promossa da Progetto Gapp, insieme alla presidente Martina Avanza e a Margherita Sofia Zambelli, esperta di genere e coautrice del report.

Dottoressa Shevchuk quale è il ruolo delle donne ucraine nel conflitto in corso?

In Ucraina ci sono tanti tipi di donne, esattamente come nel resto del mondo. Ricoprono ruoli differenti e operano in diversi ambiti: in tutti la guerra ha portato trasformazioni radicali. Nell’esercito il cambiamento è stato dirompente. Se erano già presenti all’inizio del conflitto nel 2014, è a partire dal 2022 che ne sono diventate parte integrante, intraprendendo carriere e arrivando a raggiungere ruoli di comando. Attualmente sono oltre 70mila le donne ufficialmente arruolate e circa 5.500 sono direttamente coinvolte nei combattimenti. Un aspetto curioso è che all’inizio della guerra non esistevano neppure le uniformi adatte al corpo femminile.

Sofiia Shevchuk
Sofiia Shevchuk

Quale è invece il loro impegno sul fronte pubblico e sociale?

Visto che gli uomini sono quasi tutti al fronte, anche la risposta umanitaria ricade sulle donne, che si occupano formalmente dell’organizzazione di rifugi e della rete di evacuazione; di consulenze legali e del supporto psicologico. Anche a livello volontaristico sono sempre loro a portare avanti progetti come le cucine sociali, che fungono da collante e offrono supporto alle donne sfollate. Ciò si lega anche all’impegno a livello di governo locale: ci sono sempre più sindache e amministratrici, impegnate a ricostruire scuole, ospedali e infrastrutture pubbliche. Certo, le immagini dei colloqui di pace ci mostrano solo gli uomini ed è vero che i livelli apicali sono ancora appannaggio maschile, ma è in un cointesto più profondo ed più esteso che la presenza delle donne si rivela incisiva.

È un discorso che vale anche per l’ambito lavorativo ed economico in generale?

Le donne sono ormai impegnate a tutti i livelli, anche in settori in cui un tempo non avevano accesso. Un po’ come accaduto durante la seconda guerra mondiale, quando entrarono nelle fabbriche o cominciarono a guidare per necessità. In Ucraina, nel 2024, il 59% delle nuove attività è stata aperta da donne e attualmente un terzo è a guida femminile, comprese quelle che si occupano di informatica, e-commerce e manifattura.

È corretto affermare che c’è una grande trasformazione in atto?

La transizione era in atto già prima della guerra. Quella ucraina non era una società particolarmente progressista, ma c’erano comunque donne con un alto livello di istruzione, attive nella vita comunitaria e nelle aziende. Una spinta controbilanciata però dal radicamento di valori e convinzioni patriarcali. Le attività di caregiving e i lavori domestici erano totalmente appannaggio femminile, anche se fra i Millenials e GenZ le cose hanno iniziato a cambiare. Con la guerra questo schema viene replicato e amplificato. Con gli uomini al fronte, le donne sono costrette a farsi carico di tutto. Devono lavorare e guadagnare perché non c’è nessun altro che possa farlo, ma anche il carico domestico è tutto sulle loro spalle. Si stanno ritagliando spazi, ma il prezzo da pagare è alto.

Fra gli aspetti che caratterizzano l’esperienza delle donne nei conflitti c’è la violenza sessuale utilizzata come tattica di guerra...

L’esercito russo non fa differenze fra donne, uomini e bambini, che vengono stuprati, rapiti e poi imprigionati per essere torturati. Le donne non rappresentano un target e anzi, in qualche caso, ad avere la peggio sono gli uomini, in quanto soldati. L’obiettivo è umiliarli, incapacitarli o sterminarli, in modo che non possano più tornare a combattere.

Anche la violenza domestica è connessa alla guerra?

Stanno aumentando i casi di violenza, per mano di uomini traumatizzati dalla guerra. Allo stesso tempo il tema è entrato nel dibattito pubblico e sta perdendo forza lo stigma che era associato agli abusi. Quindi parzialmente l’aumento delle denunce deve essere letto positivamente: più se ne parla, più le donne trovano la forza di uscire allo scoperto.

Altro aspetto significati del conflitto è quello dell’energia: come impatta sulla vita delle donne?

Sono molteplici gli aspetti della guerra che influiscono sulla vita delle donne: lo sfollamento, i lutti, l’insicurezza economica, l’esposizione ai bombardamenti e le conseguenze di questi ultimi, come le interruzioni di energia elettrica. Sono numerosissimi gli edifici a più piani e la gestione di bimbi piccoli, anziani o persone con disabilità diventa difficilissima senza l’accesso ad un ascensore. Le caregiver affrontano difficoltà quotidiane legate indirettamente alla guerra, che compromette i bisogni basici. E tutto ciò influisce anche sulla loro salute mentale.

Quale ruolo giocheranno le donne nei processi di pace e ricostruzione?

Spero aumenterà la presenza di figure femminili in ruoli apicali. E credo che ciò sarà inevitabile, anche per il cambiamento demografico in atto. Moltissimi uomini stanno morendo, hanno riportato conseguenze irreversibili o hanno lasciato l’Ucraina. Si sta consolidando una situazione per cui il rapporto numerico sarà sbilanciato: le donne continueranno ad essere fondamentali e spero che verranno direttamente coinvolte nei progetti di ricostruzione e recovery. La terribile distruzione in atto in Ucraina deve coincidere con l’opportunità di una ricostruzione che sia più equa, ecologica e inclusiva. Per farlo servono donne a livello decisionale: sono loro ad avere la consapevolezza di ciò che serve per far funzionare il Paese in questo momento, perché lo sperimentano quotidianamente.

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